Presentare in pubblico

16-04-2009

Quanto è importante saper presentare in pubblico? Molto, secondo me.
E’ già la terza volta che qualcuno mi dice “tu che giri il mondo e fai cento presentazioni all’anno, perchè non fai un seminario per spiegarci come fare?”
La mia replica è, non è semplice trovare persone interessate ad investire tempo e/o denaro per imparare cose del genere. Almeno, non in Italia.
Voi che ne pensate? Sarebbe interessante? Se sì, ci sarebbe mercato?

14 Responses to “Presentare in pubblico”

  1. midimarcus Says:

    Interessante lo sarebbe senza ombra di dubbio.
    Che poi ci siano persone/aziende disposte a pagare per imparare cose del genere fino al punto da crearne un mercato ne dubito fortemente.

  2. Defkon1 Says:

    Forse non tanto da farne il primo lavoro, ma organizzare questo tipo di servizi di coaching secondo me può essere remunerativo…

    tutte le aziende che si muovono con un reparto marketing interno (ad esempio tutte le aziende ben organizzate del settore IT) comprendono l’importanza delle buone esposizioni in eventi e convegni e sono portate a investire anche nella formazione di buoni relatori (penso in primis a product manager e consulenti).

    ovvio, poi bisogna valutare il prezzo nell’ottica spesa/beneficio…

    l’ipotesi migliore potrebbe ad esempio provare ad organizzare un workshop di un giorno a posti limitati e vedere qual’è la risposta di pubblico…

  3. ncc-1700 Says:

    Bhe, io di corsi su come parlare in pubblico e fare presentazioni ne ho seguti parecchi, con varie tecniche (da Dale Carniege in poi), tutti fatti da società specializzate nel campo, quindi deduco che di business ce ne deve essere, altrimenti non esisterebbero.

    Bye….

  4. Roger Says:

    Hai voja! [potrebbe servire pure a me imparare queste cose (avendo soldi)]

  5. simone Says:

    Interessante. Grazie dei commenti!


  6. Urka se servirebbe!
    tra le altre cose ( ;-) ) insegno in una scuola secondaria
    e al quinto anno si ripresenta sempre lo stesso “problema”: come presento il lavoro all’esame di Stato?
    e allora passo settimane a spiegare
    a limare
    a suggerire.
    in realtà vado per l’80% a sensazione
    per il restante quell’anno di lavoro al Politecnico di Torino i suoi frutti li ha dati…
    in generale mi sembra che la cosa ESSENZIALE sia mettersi nei panni di chi ascolta
    cercando di intuire sia cosa sa dell’argomento
    sia il suo stato d’animo.

    ma si potesse dare struttura a queste “sensazioni”…urka, sottoscriverei!

  7. orangeek Says:

    c’è più o meno chi lo fa di mestiere… :)
    http://www.presentationzen.com/

    se hai tempo guarda su youtube il suo intervento a authors@google.

  8. simone Says:

    orangeek: sisi, lo conosco bene :)

  9. Giovanni Says:

    Sicuramente è un aspetto importantissimo. Di lavoro chi insegna impara a parlare in pubblico unendo gestualità, sensazioni e osservando il pubblico. Parlare in pubblico è come imparare a scrivere in modo chiaro e preciso. I corsi sono fondamentali, come lo sono le regole. Padronanza dell’argomento, guardare tutti i partecipanti, … e altre piccole cose che tutte insieme rendono una presentazione professionale.

  10. Matteo Says:

    Nell’ambito universitario ho notato che c’è un bisogno spietato di formazione alla comunicazione; d’altro canto però esiste una diffidenza (basata per lo più sull’ignoranza e sulla paura di provare) che tipicamente prende la forma di “eh sì, ma se devo presentare dei dati scientifici/una formulazione formale, la presentazione zen non basta mica”. Credo che ancora prima di insegnare come presentare, bisognerebbe insegnare QUANDO e PERCHE’ presentare, e quando e perché NON presentare (ma diffondere invece un rapporto scritto). L’impatto del concetto “death by powerpoint” sugli universitari è sempre assicurato (perché TUTTI hanno fatto slide orripilanti come quelle).

    Un’idea sarebbe cominciare facendo un giro di seminari nelle università, dove molte persone devono presentare regolarmente e costruirsi una reputazione. In seguito proporre i seminari ($$$) alle aziende. Direi che se riesci a vincere lo scetticismo degli accademici, poi con le aziende sarà in discesa.

  11. simone Says:

    Ottima idea Matteo… ma io stavo invece pensando ad un evento gratuito (la gente si paga solo le spese di vitto e alloggio) ristretto ad una ventina di persone influenti, blogger, eccetera… e vedere cosa ne viene fuori. Che te ne pare?

  12. Matteo Says:

    Penso che il pubblico che hai in mente sia in media già pre-selezionato; se sei una “persona influente” hai tipicamente un ruolo di comunicazione di qualche sorta. Il che è bene!
    Ora, non dico che una qualche impedenza di approccio non esista – ci sarà sempre da superare le abitudini consolidate di chi magari è un buon presentatore per istinto e non “sente” la necessità di un seminario più tecnico (hai mai provato a insegnare ingegneria del software a un programmatore fortran di esperienza decennale? Ecco! :P).
    Però mi pare che potrebbe avere buone potenzialità di diffusione. Credo sia necessario creare una comunità centrata sull’arte della comunicazione, così come ne esistono centrate su varie altre specialità scientifiche. Si dovrebbe invertire il trend: invece di avere il Guru della presentazione che va in ogni azienda/istituzione a spiegare, dovrebbero essere le aziende/istituzioni (o almeno i loro comunicatori) ad aggregarsi in uno sciame di artisti del palcoscenico. La vedo molto simile al teatro – ma per i professionisti. Immagino workshop interattivi, dove ognuno deve esprimersi al meglio delle proprie possibilità, e dove si può tastare con mano il meglio e il peggio di ciò che costituisce una presentazione. Immagino stage alla Stanislavski, tipo “presentare senza muovere le mani” (per gli italiani :) ), “presentare senza slide”, “presentare in tre dicendo una frase ognuno” (anche detto “metodo QuiQuoQua”)… vabbè adesso esagero, ma capisci cosa voglio dire, approcciare la presentazione come una cosa che si può progettare e costruire come si vuole a seconda di quale sia l’obiettivo.
    Allora che ne dici… vai a fa’ il Guru? :P

  13. Matteo Says:

    PS: a proposito di creare comunità, questo l’hai già visto? “I build crowds, guaranteed!” :)
    http://climateboy.blogspot.com/2009/04/i-build-crowds-guaranteed.html

  14. simone Says:

    Matteo: ottimi spunti… ora ci penso su :)
    Il tipo mi pare un po’ montato… eheh


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