Riflessioni su Cuba

30-03-2009

Cuba mi attirava da anni, e finalmente ero riuscito a decidermi.
I motivi erano diversi: da una semplice curiosità turistica, alla voglia di sole e tepore per spezzare le nebbie dell’inverno, all’interesse per un posto sicuramente unico al mondo, intreccio di socialismo, ispanicità, povertà, cultura e buoni servizi medici, uniti agli effetti, tremendi ma affascinanti, di un embargo vecchio di mezzo secolo e il crollo dei sussidi sovietici dopo la Perestrojka di Gorbachov e la caduta del Muro di Berlino nel 1989.
Soprattutto un posto che (credo) in pochi anni cambierà radicalmente, quando Fidel cederà al richiamo della terra, e i capitali di mezzo mondo invaderanno l’isola come uno tsunami.
Non mi interessava un viaggio “politico”, in verità, anche se è stata una ottima occasione per farsi una idea meno strumentalizzata di Ernesto Che Guevara, e degli episodi di quasi mezzo secolo fa che lo hanno visto protagonista.
Vedere e toccare da vicino Cuba mi ha infatti aiutato a capire meglio la storia, e quindi il futuro.
Qui finisce l’introduzione e inizia il racconto, tralasciando per il momento disegni ben più grandi; forse l’inizio di un nuovo libro, o chissà cos’altro. Il tempo è tiranno e non posso scrivere tutto quello che vorrei, ma in questa domenica parigina, in attesa di una telefonata di una persona cara, ho voglia di dedicarmi un po’ al racconto di Cuba. Non spaventatevi: è il condensato di due settimane, e sicuramente altre persone più esperte di me saprebbero scrivere molte altre cose, di Cuba, e probabilmente non si troverebbero d’accordo con le mie “impressioni”. Ma vale lo stesso la pena farlo.
Qui trovate tutte le foto.

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Oggetti in legno in un mercato cittadino

Prima di atterrare, riflettevo sulla “idea” che mi ero fatto di Cuba. Nelle due settimane successive, a bordo di un’auto noleggiata, io e due amici italiani abbiamo percorso 2400 chilometri, attraversando Cuba da Ovest a Est, e viceversa. La mia idea di Cuba era sbagliata. E’ proprio vero: per poter giudicare un paese, o soltanto per volerlo conoscere, bisogna visitarlo. I libri non bastano.
Cuba è povera, tanto che il reddito medio, a detta delle molte persone con cui ho parlato, è di circa 30 dollari al mese, anche se Wikipedia non è d’accordo (sono volutamente ironico: Wikipedia riporta dati, questi dati probabilmente sono stati manomessi dal regime di Castro).
Secondo le fonti, dunque, i cubani dovrebbero guadagnare circa 5000 dollari l’anno, pari a 400 dollari al mese. Follia. I pochi cubani, e cubane, che hanno la fortuna di poter lavorare costantemente coi turisti, raggiungono e superano questi redditi, ma il cubano medio non ci si avvicina neanche. Dubito che con 30 dollari chiunque possa sopravvivere a Cuba, ma credo che una cifra plausibile possa aggirarsi intorno ai 100 dollari mensili. In ogni caso… sono poveri.

A differenza di qualsiasi altro paese povero, però, Cuba:
– ha tassi di natalità e mortalità simili ai paesi occidentali;
– ha una criminalità quasi inesistente;
– ha un livello di istruzione elevatissimo;
– non ha seri problemi di malnutrizione tra la popolazione.

A Cuba, in qualsiasi città, si può tranquillamente camminare di notte, senza paura di essere scippati o assaliti. Prendetelo con le pinze, perchè potrei sbagliarmi, ma in due settimane non ho mai avuto nessun timore di essere assalito, e varie persone mi hanno confermato le mie supposizioni.

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Una ragazza in un mercato alimentare di Las Tunas con una simpatica bandana americana sulla testa

Havana, la capitale, conta circa due milioni di abitanti, ma i restanti nove milioni sono sparsi nel resto dell’isola, grande poco più di un terzo dell’Italia.
Nel nostro viaggio in auto da Havana a Santiago, e ritorno, abbiamo avuto occasione di soggiornare in posti diversi, conoscendo persone diverse. Invece di cercare hotel, abbiamo sempre dormito in una “casa particular”, l’equivalente del nostro bed & breakfast.
A Las Tunas, Tamara ci ha raccontato delle sue vicissitudini, tra multe, minacce, rischi, e il marito con la passione per le auto. A playa Ancon abbiamo conosciuto Lorenzo e la moglie, buffi quanto strani. A Havana, Lilliam ci ha ospitato nella sua casa ricca di arte (lei è una professoressa di psicologia e una pittrice), e ci ha raccontato un sacco di cose.
Questo solo fatto rende la vacanza diversa dalla solita vacanza “ai tropici”, o “al mare”, o “al caldo”. Non cercavo solo relax, ma conoscenza, e infatti le due settimane sono volate.

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Dipinti del Che

Cuba, paradiso o inferno che sia, è un regime autoritario, guidato da Fidel Castro fino a poco tempo fa, e ora dal fratello Raul. E’ indubbio che il regime usi la propaganda per tenere a bada il popolo cubano, e il Che stesso è una delle icone di maggior successo.
Conoscendone un po’ meglio la storia, tuttavia, ho mutato opinione sul regime di Castro: lo considero ancora un regime, ma con delle sfumature che rendono la situazione differente.
Sarebbe un discorso lungo, ma mi limito a dire questo: per capire la situazione politica di Cuba, bisogna conoscere la Guerra Fredda, i dettagli delle politiche statunitensi in America Latina nel ventesimo secolo, e anche qualche dettaglio specifico della storia di Cuba. Con questi elementi io mi sono fatto una idea mia, molto più precisa, e realistica, di quella che avevo un mese fa, semplicemente perchè qui i fatti sono ben celati dietro propagande del regime cubano, o della “democrazia” americana.
Umilmente, mi fermo qui e non aggiungo altro: ho scoperto quel tanto che mi basta per poter dire che “so di non sapere”, come diceva Socrate, e che quel poco che so della vita mi permette di leggere Cuba con un occhio diverso, ma non ancora definitivo.

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Una spiaggia di Cuba, Playa Larga

Cuba è comunque un’isola tropicale, con un mare che in alcuni tratti mostra tutta la sua bellezza. Non credo che la Sardegna abbia nulla da invidiarle, forse solo una vegetazione più lussureggiante, dovuta alle precipitazioni più abbondanti.
Nonostante la vacanza fosse “alternativa”, ci siamo comunque goduti un po’ di mare e di sole, prima nei pressi di Santiago a Playa Baconao, poi a Guardalavaca, poi a playa Giron, a playa Larga, e a Varadero.
Mi hanno stupito, invece, le persone rinchiuse nei villaggi turistici: se dovessi fare una vacanza di quel tipo, probabilmente non sceglierei Cuba, ma un altro posto tropicale, sicuramente più attrezzato e forse meno costoso.

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Una scultura nel quartiere Jaimanita di Havana, che rappresenta la bandiera cubana, realizzata dall’artista Fuster

L’arte, la letteratura, la musica, la poesia, la scultura permeano Cuba e la rendono affascinante. Mi sono limitato al Museo de la Revolucion, e al monumento al Che a Santa Clara, ma il resto del tempo è stata una continua scoperta di pezzi d’arte, in una casa, in un angolo, o nascosti in un vicolo. Trinidad, la più antica colonia spagnola, o Santiago, o Havana, ciascuna manteneva le sue peculiarità.

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Una delle mie foto preferite, un vecchio a Havana, che rappresenta in maniera emblematica lo sforzo e la vita della gente di Cuba

Cuba è poi un continuo scoprire cose nuove: dal “GPS cubano” (copyright Dax), ovvero far salire persone che incontri per strada per poter, appunto, sapere quale strada prendere, al “customer care cubano” (copyright me medesimo), consistente nell’offerta di TUTTO quello che puoi desiderare da parte di QUALSIASI cubano. Tanto per fare un esempio: dopo aver chiacchierato piacevolmente con due belle canadesi, ci siamo messi in spiaggia, e il bagnino ci ha offerto, nell’ordine: cocco; cibo; gnocca; gnocco; informazioni turistiche; alloggio. Alla mia battuta “vorrei le due canadesi”, il tipo quasi mi partiva alla loro ricerca.
Quando poi giri per Cuba, trovi i mezzi più incredibili, che dimostrano la eccelsa capacità di improvvisazione dei cubani: carretti di ogni tipo, camion e trattori divenuti autobus, pezzi di auto di epoche differenti ammassati insieme, traini, incroci, espedienti tecnici.

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L’Hotel Nacional e, a sinistra, un tratto del Malecon, il lungomare di Havana, visti dal 34mo piano di un palazzo vicino, dove ha dimora il ristorante “La Torre”

La cosa incredibile di Cuba è la sua gente: tutti sfoggiano una serenità, una allegria, che in Italia ovviamente ti scordi. Mi dicono che nel sud est asiatico la gente è ancora più gentile, serena, sorridente, ma a me basterebbe tranquillamente la gente di Cuba.
Ci sono poi i Camahan, ovvero i turisti stranieri che, per qualche mese all’anno, trascorrono le loro vacanze e spendono i loro soldi a Cuba, solitamente pagando una o due fidanzate fisse, e aggiungendo a piacimento amiche e/o amici, per divertimenti sessuali relativamente a buon mercato.
Non voglio aprire questa parentesi, perchè mi porterebbe troppo lontano, ma mi limito a dire che a me il sesso a pagamento non piace. Non giudico chi ne usufruisce, ma non mi interessa.
Tra l’altro, quasi qualsiasi donna cubana sarebbe felice di improvvisarsi “jinetera” (cavallerizza) e guadagnare con un lavoretto svelto 10 o 20 dollari, che rappresentano molto più di quanto non riescano a guadagnare in una settimana di lavoro.

Potrei continuare per ore, ma mi rendo conto che la stanchezza sta prendendo ormai il sopravvento, e che forse non sono bravo abbastanza per riuscire a trasmettervi le forti sensazioni che ho provato a Cuba.
Forse le foto possono rendere maggiore giustizia.

Nel frattempo, vi auguro buonanotte, e ci risentiamo presto qui nel blog :)

5 Responses to “Riflessioni su Cuba”

  1. daikil Says:

    Voglio ringraziarti per questo bellissimo resoconto che mi ha fatto per un po’ ricordare le mie due settimane passate 9 anni fa nella Perla Sureña. Io forse qualche preconcetto ce l’ho ancora su Cuba, anche se si muove un po’ al contrario rispetto ai tuoi, ma proprio questo trovo interessante: che pur con preconcetti diversi entrambi abbiamo maturato impressioni molto differenti dal piunto di partenza visitando questo paese.
    Ci sono due cose tra quelle di cui parli che mi preoccupano molto: il dopo-Castro, in particolare spero che a decidere il futuro dei Cubani non saranno i capitali esteri ma i Cubani stessi; il turismo sessuale, mi rendo conto che sia praticamente impossibile combattere l’oferta vista la povertà della gente, ma credo sia giusto rimarcare sempre l’amoralità della domanda!
    Ho comunque gustato tutto il tuo purtroppo breve racconto guardando tutte le tue meravigliose fotografie e condivido in toto il vostro approccio fatto di ricerca della popolazione e del territorio; mi fa veramente tanto piacere che le cose belle quali l’istruzione e la sanità cubane non siano cambiate, ma questo embargo pazzesco è veramente ormai anacronistico ed immotivato, perchè Cuba non rappresenta più nessunissima minaccia per l'”Occidente”, semmai un’opportunità di arricchimento culturale ed umano, ad esempio per la serenità che anche tu hai trovato nella gente pur tra ingentissime difficoltà quotidiane, dovute in buona parte proprio all’embargo, oltre che al regime.
    Io purtroppo, a causa di una mia situazione economica-lavorativa quanto meno difficile, so già che per anni non potrò permettermi di tornare a rivivere quella realtà che sento così vicina e cara, ma grazie a racconti come il tuo mi sembra di poterne rivivere le impressioni. Ora la smetto di scrivere anche perchè faccio fatica a trattenere le lacrime: torno a guardare le tue foto ascoltando i miei adorati Ibrahim Ferrer e Compay Segundo.

    Grazie

  2. Andrea Says:

    Vi voglio segnalare un link interessante, per tutti quelli che amano Cuba, che ci sono già stati e la serbano nel cuore e per chi invece desidera andarci.
    http://www.tuttocuba.it
    Ciao a presto!

  3. simone Says:

    Grazie daikil, bel commento davvero :)

  4. Giovanni Says:

    Una visione realistica di un Paese è quello che ci vuole per poterlo giudicare. Grazie Simone, anche per le foto. Sicuramente il fatto di avere una piccola differenza economica tra le persone le porta a non avere cattivi pensieri. Se si diffondesse l’energia solare, sarebbe un’isola indipendente anche dal petrolio.

  5. simone Says:

    Piacere, Giovanni :)


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