Cablato

05-03-2009

Wired. Cablato.
Non ho ancora avuto tra le mani il primo numero, e me ne dolgo, perchè sono curioso.
Ho voglia di dire la mia.

Il caro Massimo aveva aperto tempo fa una discussione su Wired italia, con il solito equilibrio che lo ha sempre contraddistinto.

Ora, in Italia vige la regola che tra blogger ci si lecca un po’ il c..o, tanto per sperare in altrettanti salamelecchi: io non la penso così, e appunto per questo dico sinceramente, e senza paura di essere frainteso, che Massimo mi sta simpatico. Lo leggo da anni, e rimane uno dei pochi blog che non mi stanco mai di leggere. Ora poi che è passato a WordPress mi sta ancora più simpatico :)

Torniamo a bomba: ho avuto una breve “Skypata” con Riccardo Luna, che ha volentieri speso una buona mezz’ora del suo scarso tempo libero per conversare con uno sconosciuto, a pochi giorni dal lancio. Riccardo mi è sembrato un po’ stressato (e ti credo!), ma decisamente disponibile, aperto, hard-working.
Inoltre, Wired è un giornale cartaceo, che nasce nel momento di crisi peggiore mai registrato per la carta stampata, e in uno dei mercati più conservatori del mondo, l’Italia.
Verrebbe pensato: o sono suicidi… o hanno le palle. Secondo me hanno le palle.
E Riccardo, con coraggio, grandissima apertura mentale, e immagino durissimo lavoro, dopo mesi e mesi di fatiche riesce a partorire il primo numero.

Molto intelligentemente, Riccardo risponde punto a punto alle considerazioni fatte da Massimo, che riporto qui per completezza:

Caro Massimo, grazie dell’ospitalità e scusa il ritardo. Il varo di Wired in tempi di crisi è complesso, esaltante ma extremely time consuming…. Ho seguito con attenzione i commenti al tuo post su Wired e vorrei chiarire alcune cose. Intanto preferisco non parlare del sito: è gestito da un’altra società, in un’altra città, in un altro paese, da un’altra redazione e da un altro direttore. A wired.it faccio i migliori auguri e assicuro piena collaborazione ma non tocca a me difenderli da eventuali critiche.

Le sacrosante critiche a Wired invece me le prendo tutte. Del resto, in un recente live sul sito di Current, rispondendo alla domanda del sondaggio pubblico su quale fosse il gradimento del primo numero, io ho risposto “migliorabile”, che è l’auspicio per tutto quello che faccio. Tutte le cose che faccio, spero, sono migliorabili visto che sono necessariamente imperfette. Se non lo fossero migliorabili vorrebbe dire che sono totalmente sbagliate e spero che non sia il caso di Wired (la strepitosa partenza in edicola, presto daremo i dati finali, mi fa sperare che non sia questo il caso).

Tema pubblicità. Quando è partito il progetto ho chiesto e ottenuto che Wired avesse una percentuale massima inferiore a tutti gli altri magazine (35 invece di 48) e un numero chiuso (ma più di 90 pagine pubblicitarie, nel primo numero erano 85). E’ un fatto, non è un opinione. Del resto la tremenda crisi che si sta abbattendo sull’editoria renderà presto superate queste obiezioni.

Tema superficialità. Ognuno è libero di pensarla come vuole, ma Wired è l’unico giornale italiano ad avere il coraggio di pubblicare storie anche di 40 mila battute (mentre la media degli altri a fatica supera le 5 mila). L’auto elettrica e Arduino erano superficiali? Mai letto in Italia cose così approfondite se non su un libro. Ma ripeto, ciascuno può pensarla come vuole, è ovvio.

Tema Rossetto. Il manifesto di Wired non erano una serie di frasi arrangiate e senza senso, ma un documento inedito che Louis Rossetto mi ha donato, ovvero il manifesto che scrisse nel 1991 per convincere Negroponte & C. a investire in Wired. Una chicca per chi ama Wired e la stampa in genere. Ma anche per chi ama internet.

Tema Test. Qui vorrei essere molto chiaro. Nessuna marchetta. Così come in Wired Us, ci siamo presi il diritto di stangare o criticare quello che non va. I prodotti li proviamo davvero, ma capisco che su questo tema, in un paese fondato sulle marchette ci possa essere un po’ di diffidenza.

Tema Il Romanista. Nella mia vita ho fatto tante cose, più o meno affini a Wired. Alcune molto affini a Wired. Il Romanista è stato per quattro anni e mezzo il primo e unico quotidiano al mondo dedicato a una squadra di calcio. La Voce di Montanelli è durata nove mesi e visto che io sono infinitamente meno bravo di Montanelli, qualche innovazione l’avrò portata anche lì.

Tema Nova. Me la tengo stretta anche io. Wired è un’altra cosa, ma non mi pare che il territorio dell’innovazione in Italia sia così affollato. Anzi, c’è posto per tutti credo.

Un caro saluto
Riccardo

Allora, lo dico una volta sola: cari italiani, cari lettori, cari amici, nessuno è perfetto, ma io mi direi che Riccardo, la redazione di Wired, e gli altri coinvolti in tutto ciò, si meritano qualcosa di bello da parte nostra. Un incoraggiamento. Un plauso.
Io non mi abbonerò, perchè non vivo in Italia e non potrei ricevere Wired all’estero… ma invito tutti voi ad abbonarvi a Wired. Una cosa del genere può solo fare bene. Bisogna sostenerla.
E bisogna parlarne.

La mia unica considerazione, negativa, per Riccardo Luna (ma qui faccio il perfezionista e il pignolo, eh): se il sito non è all’altezza, è un problema tuo. Non è giusto dire “altri lo gestiscono”. Ci aspettiamo che ci sia tu a comandare, e decidere.

Tutto qui :)

18 Responses to “Cablato”

  1. onepixel Says:

    Grazie per la segnalazione, era ora che Wired arrivasse in Italia. Per quanto concerne la scelta del cartaceo credo che purtroppo prenderanno una sonora legnata, ma solo il tempo ce lo dirà con certezza. Lavorando nell’editoria vedo tanti cadaveri, e questi passano puntualmente dal mio ufficio, il web, dove si cerca il miracolo di far risorgere testate ormai perdute. Se Wired sopravviverà al web, lo farà solo piegandosi alle marchette, necessarie nel momento in cui le entrate non copriranno le uscite.
    Dopo tutta questa spataffiata andrò in edicola ad acquistarne la copia cartacea. :-)

  2. Stefano Sf Says:

    “Ora, in Italia vige la regola che tra blogger ci si lecca un po’ il c..o, tanto per sperare in altrettanti salamelecchi: io non la penso così…”

    Con tutto il rispetto Simone, ma sembra proprio il contrario. Ultimamente non fai altro che linkare e linkare i blogger più conosciuti in Italia col palese intento di farti conoscere. La cosa è evidente perché 1) i blog citati sono sempre e solo quelli di gente famosa (nella blogosfera) o di rilievo, e 2) perché li tratti sempre con riverenza da cardinale e li ricopri di complimenti.

    Poi, per carità, ciascuno è libero di fare quello che vuole, soprattutto sul suo blog. Solo non credere che chi ti legge è all’oscuro di queste tattiche.

    Su Wired dico che la prima uscita mi è piaciuta. Ed ha ragione Luna a dire che c’è del coraggio a pubblicare storie da svariate pagine. A me per esempio quella dell’Arduino è piaciuta molto (mentre quella dell’auto elettrica era abbastanza noiosa). E’ giusto criticare Wired se si ritiene che vi siano motivi per farlo, ma scommetto che alla sua uscita molta in molti hanno esclamato “Oooh finalmente!” quando hanno visto che si trattava di qualcosa di nuovo e non dell’ennesimo mensile piatto che tratta di informatica.

    Un’ultima cosa: bisogna sostenere chi?? Condé Nast? Non credo che un colosso dell’editoria come quello ne abbia bisogno.

  3. hronir Says:

    Io l’ho sempre interpretato come:

    5. (Slang) Very stimulated or excited, as from a stimulant or a rush of adrenaline.

    http://www.thefreedictionary.com/wired

    piuttosto che come “cablato”…


  4. Io mi sono abbonato anche se condivido un po’ delle perplessita’ che si sono sentite in giro.

    Credo pero’ che molte delle critiche vengano da chi ha una conoscenza on po’ superficiale del wired ‘originale’. Io lo compro dai primi numeri e negli ultimi anni (ed in maniera marcata dall’ingresso di Conde Nast) si e’ trasformata in una rivista ‘patinata’ di tecnologia *molto* piena di pubblicita’ e abbastanza lontana dalla *visionarieta’* degli inizi.

    La rivista Italiana ricalca questa impostazione, ed il primo numero non e’ stato una sorpresa ma vista l’indipendenza della redazione locale possiamo sperare che vogliano distinguersi e cercare di ‘ritornare alle origini’.

    Sono d’accordo con te per quanto riguarda il sito web, anche perche’ quello dell’edizione US e’ rimasto a buoni livelli soprattutto grazie al fatto di aggregare alcuni blog interessanti

  5. simone Says:

    hronir: era una traduzione volutamente “brutale” e ironica :)

  6. Lazza Says:

    Mi è giunta voce che ci sia stato anche un certo Salvatore Aranzulla su quella rivista. In caso fosse vero, be’ mi dispiace, ma è subito da scartare. Senza altre chance.
    In caso fosse falso, vorrei sapere chi getta fango sulla gente così a vanvera…

  7. simone Says:

    Lazza, non conosco il caso specifico. Cosa avrebbe di negativo questa persona a cui ti riferisci?

  8. lollolo Says:

    Eh, caro Simone, Salvatore Aranzulla è meglio non citarlo proprio :P
    Comunque io ho la rivista, e di Salvatore Aranzulla non ci sono tracce…
    Tornando in tema, io mi sono gia’ abbonato :3

  9. Lazza Says:

    @ simone, oddio spero tu sia ironico! Be’, se davvero non sai chi è cotale individuo, ti farò un riassuntino. Ha un anno più di me, nessun titolo di studio, è un LICEALE e guadagna 10mila euro al mese. Scrive libri di sicurezza informatica in cui dice alla gente di installarsi Avg e Zone Alarm. Scrive persino per riviste… Leggi online e capirai che personaggio ti ritrovi di fronte.
    @ lollolo, ah capisco… Qui dice il contrario:
    http://www.linuxedintorni.org/archives/1294 (vedi il p.s. 2).

  10. simone Says:

    Lazza: non ero ironico, non lo conosco davvero.


  11. Io ce l’ho a casa! :D

    Purtroppo non ho ancora avuto modo di leggerlo, sicuramente questo numero è un pezzo da collezione!

    Ciao

  12. jollyr0ger Says:

    Io mi sono abbonato poichè il prezzo era mooolto vantaggioso.
    Cmq

  13. jollyr0ger Says:

    Io mi sono abbonato poichè il prezzo era mooolto vantaggioso.
    Cmq il primo numero l’ho trovato fantastico. Mi è piaciuto di leggere di quante persone in gamba abbiamo qui in italia. E sono contento di averlo scoperto, poichè questo rafforza la mia tesi, secondo la quale *tutti possono diventare qualcuno* a patto di *volerlo veramente*.
    Un pò come tutti quelli che sono riusciti a raggiungere il proprio obbiettivo.

  14. riccardo luna Says:

    solo grazie. grazie di avermi capito (non pensavo però di essere tanto stressato ;-))

  15. simone Says:

    stressato in un modo “positivo”, del tipo: fatico come un mulo, ma per passione :)

  16. onepixel Says:

    Meraviglioso. Ho acquistato il primo numero e ne sono rimasto davvero soddisfatto. L’articolo intervista alla Montalcini si legge tutto di un fiato, è una Donna che stimo per tutto quello che è!
    Ottima rivista, mi abbono.


  17. […] anche voi a seguire il consiglio di Simone (Ubuntista), da parte mia l’avevo preceduto ieri mattina, soprattutto perché la rivista […]

  18. Philip J. Fry Says:

    Già abbonato, sono piuttosto soddisfatto dal primo numero!


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