Madre Teresa? Atea.

16-02-2009

Incredibile, vero?

L’ho scoperto leggendo il blog di Seth Godin, e poi cercando su Wikipedia.

Così parlava di Madre Teresa di Calcutta il fu Papa Giovanni Paolo II:
“Where did Mother Teresa find the strength and perseverance to place herself completely at the service of others? She found it in prayer and in the silent contemplation of Jesus Christ, his Holy Face, his Sacred Heart.”
Dove trovava, Madre Teresa, la forza e la perseveranza di mettersi completamente al servizio degli altri? La trovava nella preghiera, e nella silenziosa contemplazione di Gesù Cristo, il suo Volto Santo, il suo Cuore Sacro”.
Qui la fonte.

Privately, Mother Teresa experienced doubts and struggles over her religious beliefs which lasted nearly fifty years until the end of her life, during which “she felt no presence of God whatsoever, neither in her heart or in the eucharist“.
“… Non sentiva in alcun modo la presenza di Dio, nè nel suo cuore o nella eucaristia”.
Ecco la fonte (il grassetto è mio).

Ci pensate?

Questa io la chiamo APPROPRIAZIONE INDEBITA.
A voi l’ardua sentenza.

22 Responses to “Madre Teresa? Atea.”

  1. Andrea Del Bene Says:

    E’ un pò che girava questa notizia. Che dire, l’importante è che abbia fatto del bene alla gente. Da ateo la fede o non fede di madre teresa mi sembra una cosa irrilevante

  2. simone Says:

    Infatti, Andrea, ma il punto è un altro: come sottolineo, la Chiesa se ne è indebitamente appropriata, facendola diventare una propria icona…

  3. Gerry Says:

    Beh, lei era una suora, quindi in verita’ e’ lei a non essere stata chiara, sa era atea. La Chiesa non fa nessuna appropriazione indebita a usarla come simbolo, visto che era una suora che ha preso volontariamente i voti e mai detto il contrario in pubblico. E’ come se ibrhaimovic non dovesse essere considerato un grande giocatore dell inter perche’ sotto sotto dentro di lui tifa Milan.. e che cacchio ne sanno gli altri, gioca per l’Inter! :P
    Quindi, stavolta me sa na polemica del piffero Brunozzi.. :)

  4. Andrea Del Bene Says:

    Si sono daccordo sull’appropriazione indebita, il problema è che la chiesa per fare cassa ricorre sempre più spesso alla pratica di idolatrare personaggi a dir poco discutibili (altro che madre teresa!).
    Basta citare il “collaborazionista” pio XI (http://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Pio_XI#I_rapporti_con_il_regime_fascista) e padre pio, che per me rimane un semplice cialtrone di campagna

  5. simone Says:

    Gerry: no, l’ha detto in pubblico… :)

  6. dT Says:

    non si tratta di appropriazione indebita, perché lei era dichiaratamente cattolica.

    l’ateismo è riferito alle convinzioni, il sentire è riferito ad un frutto dello spirito, la sua pratica religiosa era chiara e riferiva tutto alla persona di Cristo e sempre inserita nella Chiesa.

    grazie

  7. mafalda Says:

    i dubbi e le lotte interiori nella fede sono quelli che ti fanno andare più oltre nella fede stessa.
    non sentire emozioni non significa nulla quando sei permeato della presenza di Gesù Cristo, non si prende la comunione perchè provi emozione, non si va alla messa perchè il prete è bravo a fare l’omelia.
    la fede è una parte di te così profonda che esula dalle definizioni di razionalità, comprensione, psicologia, emozione, credenza.
    il rapporto fra l’uomo e Dio è squisitamente personale e Credere, quando tutta la tua vita va in direzione del Vangelo con le azioni quotidiane come quella di madre teresa, è la tua vita stessa, è al di là della percezione e del sensorio o dell’emozione.
    questo è come la interpreto io.

  8. Ghila Says:

    quoto dT e Mafalda.
    La fede è una cosa che bisogna vivere non bisogna sentire un qualcosa di fisico quando si mangia la particola se lo potesse sentire solo chi crede gli si toglierebbe tutto il merito.
    “Perchè hai veduto hai creduto, beati quelli che pur non vedendo crederanno”.

  9. gp42 Says:

    Appropriazione indebita? Ma se era una suora con tanto di rosario in mano?

    La crisi nella fede è un comune denominatore nella vita di un fedele nel senso stretto del termine…nei vangeli c’è scritto che lo stesso Gesù Cristo si è sentito abbandonato da Dio.

    Personalmente (e sono uno cui la chiesa non va molto a genio), si può discutere all’infinito su fede o non fede, sull’esistenza o meno di un Dio ma tirare accuse senza nemmeno sapere di cosa si parli è assurdo.

    Simone, ok mettere il dubbio se quelle parole possano nascondere altro, ma dire:
    “Questa io la chiamo APPROPRIAZIONE INDEBITA.”
    mi sembra troppo grossa.

  10. Aldo Says:

    Come hanno già detto altri in risposta, Madre Teresa era una suora cattolica. Il fatto che non sentisse nulla è vero: lei è passata attraverso quella che i teologi chiamano “notte dello spirito”, vale a dire un periodo (che può durare fino alla morte, come è stato per lei) in cui non provi nessun diletto, nessun piacere umano, nessuna consolazione. E’ il “deserto dell’anima” attraverso cui sono passati molti fratelli (come san Francesco, ma tantissimi altri): è un periodo di oscurità, di buio totale dove soltanto la fede riesce a guidarti, dove l’arsura dell’anima ti consuma. Riesci ad andare avanti solo grazie, appunto, alla fede. E’ una vera e propria prova, in cui Madre Teresa non si è lasciata sconfiggere.

    Lei è diventata davvero povera, non solo fuori, ma anche nel suo spirito: si è davvero identificata in quei fratelli che serviva, fino a condividerne la povertà interiore (povertà intesa come mancanza di tutto, ma mai della fede). Ecco cosa diceva:
    «Dentro di me è tutto gelido. È soltanto la fede cieca che mi trasporta, perché in verità tutto è oscurità per me. Finché al Signore piacerà, io realmente non conto».

    No, Simone, nessuna appropriazione indebita! :) Il titolo dell’articolo di Time, poi, è sbagliato.

    Per approfondire: http://www.stpauls.it/jesus03/0212je/0212je56.htm

  11. Andrea Del Bene Says:

    Secondo me nel post Simone vuol solo dire che la chiesa tende a dare un’immagine dei suoi begnamini (madre teresa in questo caso) molto diversa da quello che sono stati effettivamente in vita.
    Ecco perchè si parla di “appropriazione indebita”.

  12. Daniele Gioffré Says:

    Parlo da ateo, anzi piú che altro da agnostico, che é forse l’aggettivo che eventualmente calzerebbe meglio a Madre Teresa. Da sempre mi interrogo sulla fede, su cosa vuol dire e sul perché io non ce l’abbia. Recentemente ho letto un pensiero di Osho (personaggio molto controverso fondatore degli arancioni http://it.wikipedia.org/wiki/Osho_Rajneesh) che vi riporto di seguito:

    “I cristiani non sono ciò che Cristo voleva che fossero, i buddisti non sono ciò che Buddha voleva che fossero, sono l’esatto contrario. Cristianesimo, buddismo, islamismo…non sono vere religioni, sono finzioni, falsificazioni. Cristo è vero, il cristianesimo è falso. Il Buddha è vero, il buddismo è falso. Il buddismo l’abbiamo creato noi, non il Buddha. La persona reale va perduta: creiamo una tale nebbia, un tale polverone che nessuno riesce più a scorgere la persona reale.
    Il messaggio è semplice: non si dovrebbe adorare ne Gesù, ne Buddha, ma diventare un Cristo o un Buddha. Non diventare cristiano, diventa un Cristo. Nessun ismo può contenere un Buddha, nessuna Chiesa può contenere Cristo. Diventare cristiano vuol dire vanificare tutti gli sforzi compiuti da Cristo per farci comprendere la Verità.
    Quando comprendi, non diventi un cristiano; quando comprendi, diventi Cristo stesso. Seguire qualcuno farà di te un cristiano. Comprendere farà di te Cristo, e tra le due cose esiste una differenza enorme.
    Un Cristo non deve essere seguito, deve essere compreso. Non deve essere imitato, deve essere ascoltato. Perché mai tutti vogliono imitare? Perché semplifica le cose. Per imitare non è necessaria alcuna intelligenza. Qualsiasi idiota è in grado di imitare. Una persona intelligente impara, comprende, e segue la propria luce che sorge dalla sua comprensione.
    Il messaggio di tutti i Cristi e di tutti i Buddha non è seguimi e imitami, ma comprendi e sii te stesso!”

    Personalmente lo trovo un pensiero molto bello anche perché non sono mai riuscito a capire questo discorso sulla fede, che a detta di molti é qualcosa che hai dentro, qualcosa di innato e di inspiegabile, qualcuno un giorno magari riuscirà a spiegarmi perché la maggioranza di quelli nati in Arabia hanno una fede innata in Allah, quelli nati in Italia una fede innata in Dio (Cristo), e quelli nati in Papuasia per il Sacro Trochetto della Felicità (ovviamente non so in cosa credano i papuani).
    Personalmente credo che questo “sentimento” o sentore interiore lo abbiamo tutti, una propensione verso il bene, la sensazione che esista qualcosa di piú grande di noi, la percezione di essere infinitamente piccoli rispetto all’infinitamente grande, la meraviglia e lo stupore rispetto alla grandiosità e la perfezione della natura, ma questo cosa c’entra con l’esistenza di Dio e dunque con la fede? La ricerca che dobbiamo fare é dentro di noi e non “sopra di noi”, solo cosi possiamo avere la speranza di elevare il nostro livello di consapevolezza ed aspirare, come diceva Osho, a diventare un Cristo o un Buddah o un Tronchetto della Felicità! :)
    Tornando a Madre Teresa, probabilmente era una persona che si faceva moltissime domande, e che soffriva molto. Sempre facendo delle ipotesi, immagino che il suo livello di consapevolezza fosse molto alto e se c’é una cosa che un certo livello di consapevolezza provoca é il distacco, sempre piú accentuato, dalle cose materiali, da certe emozioni “umane”, dal dolore, dalla sofferenza, e via discorrendo. Questo insieme di “effetti collaterali” sono visti dalla maggior parte delle persone come apatia, freddezza addirittura cinismo, ma ovviamente non sono niente di tutto questo. Madre Teresa probabilmente era proprio in quello stadio.
    Per quanto rigaurda la citazione di Ghila vi cito un estratto da questa pagina http://www.storialibera.it/epoca_antica/cristianesimo_e_storicita/resurrezione_di_gesu/articolo.php?id=72 :
    “Arriviamo così al famoso versetto 29: «Beati coloro che crederanno senza aver visto». Gesù stesso sembra opporsi al bisogno dell’uomo di vedere. Sembra chiedere una fede cieca.
    Ignace De la Potterie: No. Quel verbo non è al futuro, come viene interpretato. Sia nel testo greco che nella Vulgata latina il verbo è all’aoristo (tempo passato): «Tu hai creduto perché hai visto» dice Gesù a Tommaso «beati coloro che anche senza aver visto (me direttamente) hanno creduto». Anche Tommaso avrebbe già dovuto fidarsi della testimonianza degli altri, i quali avevano già creduto sulla testimonianza della Maddalena. C’è un cammino da fare per ciascuno.” C’é una bella differenza tra l’uso del futuro e quello del passato, che ne dite?
    Mi sa che mi sono dilungato anche troppo per essere il commento ad un post. Ce ne sarebbe da discutere…

    Sottolineo che il mio é un pensiero “in divenire” che sto condividendo con voi e non delle certezze.

    Daniele.

  13. gp42 Says:

    Scusate…no per difendere la chiesa…ma cosa ha fatto trasparire la chiesa, in questo contesto, di sbagliato circa Madre Teresa?
    L’articolo del Time è molto provocatorio in quanto dice cose che tutti sanno e che la chiesa non ha mai negato perché sono condizioni d’animo interiore che molti fedeli di quello spessore provano ed hanno provato.
    Ripeto, possiamo criticare fede o non fede, e sono il primo a discuterne…possiamo parlare di errori e mensogne della chiese, e sono il primo a parlarne e criticarne…ma con consapevolezza e non in maniera prevenuta e semplicistica.
    Io la metto così, ‘in questo specifico non c’è ne nessuna approprizione indebita, ne una distorsione dell’immagine a proprio interesse\piacimento’ .

    Sarebbe invece opportuno parlare della mole di documenti storici, scientifici e culturali che la chiesa ha praticamente bruciato al vento e come oggi saremmo potuti essere 100 passi avanti. Interi trattati scientifici bruciati al vento od intere culture strappate.

    Poi circa fede o non fede, Dio o non Dio sono questioni di coscienza personale dove credo nessuno ne da una parte ne dall’altra può permettersi di sindacare o criticare oltre un certo limite.

    gp

  14. simone Says:

    Andrea del bene: esatto :)

  15. simone Says:

    Daniele, bellissimo commento… mi trovi molto d’accordo, e ti ringrazio per aver condiviso con noi il tuo pensiero :)

  16. massimo Says:

    quando penso a Lei penso a questo passo di San Marco
    ed è quello che ha fatto, il resto sono chiacchere

    Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”.
    Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo.
    Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”.
    Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”
    Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; e vieni, seguimi!”.
    Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato: possedeva infatti molti beni.
    (Marco 10,17-22)

  17. Stefano Luchetti Says:

    La mia interpretazione della Fede.

    Fede è pensare a quello che i miei sensi sentono.

    Sono immerso qui, nello spazio che in questo momento mi contiene …

    L’abitudine di esistere mi fa dare per scontato quel cane che attraversa la strada in questo momento, questa busta di carta stropicciata in cui c’era il mio panino,

    … ma razionalmente, il cervello mi dice che la intrinseca complessità della cosa più minima mi stupisce. Questo stupore RAZIONALE è per me la Fede.

    Io ho descritto la cosa con i mezzi che l’istruzione m’ha dato: parole quali “intrinseca complessità”, “razionalmente”, “abitudine di esistere”.

    Altri, secondo altri propri mezzi, hanno usato parole come “profondo”, “emozioni”, “agnostico”, “ateo”, legate al proprio percorso conoscitivo individuale.

    Mio nonno, quando gli dissi chi era Dio, mi disse, in tutta la sua semplicità e guardando il cielo in puro dialetto perugino – “… e chi la tiene su st’ ombrella?”. Anche lui credo fosse animato dallo stesso stupore, nonostante non avesse minimamente cognizione dell’infinito numerico, dell’infinito universo, dell’infinitamente piccolo, … che poteva saperne? … era un contadino!

    Tuttavia, percepì la stessa complessità che io riesco a percepire. E, (sto sorridendo), … si incazzava non poco del fatto che l’uomo era andato “sulla luna e aveva schilibrato ‘l globo”, … gli avevano spostato le stagioni! Mio nonno che era geloso dell’equilibrio e del grande spirito della nostra madre terra!:) Chissa’ se si era messo in contatto telepatico con qualche sciamano Sioux?

    Vabbè, conclusione meccanicistica fuoritema. O forse no? :)

  18. simone Says:

    Stefano: :-)

  19. PiloPilo Says:

    Molto profondo il pensiero riportato da Daniele e altrettanto quello espresso da Stefano. Li condivido entrambi. Ritornando al tema della discussione, credo che al di la delle congetture che si possono fare sulla fede e sulla sofferenza interiore di Madre Teresa, che nessuno con certezza saprà mai, esista in ognuno un personale modo di vivere la fede, cioè la capacità di andare oltre le nostre stesse forze. La fede di Madre Teresa, come quella di chiunque cerchi delle risposte dentro di se. Il buio dell’anima, l’angoscia della solitudine e tutte le sofferenze interiori sono percepite in ognuno a suo modo, ed ognuno le vive in modo diverso. Credo non ci sia una regola. Il toccare il “fondo del barile” della nostra esistenza e la disperazione, così come il “toccare il cielo con un dito” e la felicità sono espressioni interiori, la cui percezione e le relative ragioni che le generano o le conseguenze che ne derivano sono del tutto soggettive. Ovvero posso essere disperato a causa di qualcosa che per un altro è invece una sciocchezza o viceversa posso rimanere indifferente per qualcosa che renderebbe invece felice un altro. Credo anche che ci sia una consapevolezza in ognuno, conscia o inconscia che sia, cioè che essi (questi sentimenti, sensazioni, stati d’animo, chiamiamoli come ci pare) sono parte di noi, sono la nostra vita stessa e che essi non mentono: sono l’unica verità che ci accompagna dal primo minuto di vita fino all’ultimo respiro esalato. Siamo vivi se proviamo sensazioni. Cosa voglio arrivare a dire con questo? Che quello che proviamo interiormente, ciò che la coscienza, come qualcuno la può definire, sia il motore della nostra vita, delle nostre scelte, del nostro “essere o non essere” noi stessi. Possiamo vivere ingannandoci, sedando la coscienza oppure ascoltandola, cioè dando forma alla nostra vita da quello che lei (la coscienza), attraverso le nostre sensazioni, ci dice di fare. Se per esempio soffrissi per un’ingiustizia subita da qualcuno, posso sedare questa “voce che chiama” pensando ad altro o posso darle ragione ed agire perché ciò non accada più. Ma se lo faccio con tutto il mio animo è perché sono io che soffro prima di tutto dell’ingiustizia, come se questa l’avessi subita io stesso. Ritornando quindi a Madre Teresa, credo lei avesse toccato il fondo dell’esistenza umana, vicino alla disperazione vera, al buio dell’esistenza, che vedeva tutti i giorni negli occhi dei suoi “fratelli” sfortunati. Come avrebbe potuto essere diversamente? Se provo a pensare a che livello di disperazione potrei arrivare a sopportare non riesco ad immaginarlo. Lei vi era in mezzo tutti i giorni e toccava la disperazione con mano. Povera tra i poveri, disperata tra i disperati. La sua risposta fu quella di dedicare la vita perché la loro sofferenza fosse anche solo un po più sopportabile. Il suo amore per i miserabili della terra era talmente vero che lei stessa provava lo stesso loro buio interiore. Condivideva. La sua non era elemosina era amore. Questo ho provato ad immaginare di lei. Ma se di fronte allo sfacelo si perde speranza come può essere possibile “galleggiarvi sopra” od aver la forza per agire, per soccorrere ed alleviare le sofferenze di quegli esseri che di speranza sembrano non averne più? Con la fede. La fede dell’amore disinteressato, quello che non pretende nemmeno la serenità per averlo donato. Poi se questo lo si chiama Gesù o qualcos’altro credo importi poco. L’importante è che ancora ci sia qualcuno capace di possederlo dentro e di donarlo allo stesso modo.
    Ma per concludere questo lungo commento, scusate, ritengo che proprio alla luce di queste considerazioni, sottolineo del tutto personali, che Simone abbia in un certo senso ragione. Infatti l’appropriarsi di una paladina della Fede da parte dei “Mercanti del culto” sarebbe come dire che Berlusconi elevasse Che Guevara a paladino della Libertà invece di Dell’Utri o Mangano. In questo almeno lui è coerente.

  20. Daniele Gioffré Says:

    Grazie PiloPilo.

    Hai sollevato un tema che ritengo molto interessante. Tu dici “Possiamo vivere ingannandoci, sedando la coscienza oppure ascoltandola, cioè dando forma alla nostra vita da quello che lei (la coscienza), attraverso le nostre sensazioni, ci dice di fare.”

    Ecco, una delle imprese piú grandi che un uomo possa affrontare é quella di liberarsi dai condizionamenti. A tale proposito consiglio a chi non lo conoscesse, qualche lettura di Jiddu Krishnamurti, una delle piú grandi mente del secolo scorso.

    Poiché lui si esprime sicuramente meglio di me, vi riporto due citazioni:

    “Liberarsi del conosciuto significa morire e allora si vive.”

    “Ritengo che la Verità sia una terra senza sentieri e che non si possa raggiungere attraverso nessuna via, nessuna religione, nessuna scuola. Questo è il mio punto di vista, e vi aderisco totalmente e incondizionatamente. Poiché la Verità è illimitata, incondizionata, irraggiungibile attraverso qualunque via, non può venire organizzata, e nessuna organizzazione può essere creata per condurre o costringere gli altri lungo un particolare sentiero. Se lo comprendete, vedrete che è impossibile organizzare una “fede”. La fede è qualcosa di assolutamente individuale, e non possiamo e non dobbiamo istituzionalizzarla. Se lo facciamo diventa una cosa morta, cristallizzata; diventa un credo, una setta, una religione che viene imposta ad altri.”

  21. simone Says:

    Grazie di nuovo per questi due splendidi contributi.
    :)

  22. Xio Says:

    ciao,

    ho poco tempo quindi banalizzerò la risposta, ma al volo direi:

    1. cristo = trinità = Dio ecc. ecc.
    2. in qualunque ed ogni momento siamo tutti esseri umani, prendere un momento od un periodo in cui non percepiamo Dio e tenderlo all’infinito mi sembra una “appropriazione indebita”! ;-)

    Una volta ho letto una bella storia di un uomo che guarda la sua vita e vede accanto alle sue orme quelle di Dio, ad un certo punto non vede più le altre orme e chiede a Dio come mai l’abbia abbandonato in quel momento…

    lascio a voi dedurre quale sia il finale della storia senza googlare, secondo me ognuno potrebbe proiettare in questo modo semplicemente le proprie convinzioni.

    ciao


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