Quello che direi al mondo Open Source…

13-12-2008

Ci sono tante cose che direi al mondo Open Source… Cose che in realtà non posso dire pubblicamente, perchè riguardano argomenti di cui tratto per lavoro.
Peccato.

Servirebbe forse a poco, ma sono convinto che per molti di voi sarebbero delle rivelazioni interessanti.

Dico solo che il futuro di Linux e del mondo Open Source non è esattamente come tutti se lo possono aspettare.

In bocca al lupo, in ogni caso :)

47 Responses to “Quello che direi al mondo Open Source…”

  1. Didimo Says:

    Spesso i bambini, con aria imbronciata ed incrociando le braccia, affermano: “Io so una cosa, ma non te la dico…”

    Un segreto, un meraviglioso mistero aleggia nella mente del bambino. Ritiene che gli altri non possano sapere o proprio non ci riescano, non ne siano capaci.

    Se tutto il mondo FOSS dovesse naufragare, vuol dire che ritorneremo a Windows o ad Apple? O forse a Google OS?

    Credo sarà proprio divertente vedere cosa succede.

    Best regards…

  2. coppermine Says:

    miii ha detto mio cuggino che una volta ha detto il futuro è nel cloud ma dopo aver messo tutti i suoi servizi in aws è ritornato a casa ed ha trovato una scritta nello specchio con scritto “benvenuto nel grande fratello”!

  3. allanon Says:

    ma che tipologia di post e’?
    O_O

    vabbuo’, vuol dire che non ti interessa una eventuale risposta

  4. U-Black Says:

    …capisco che “apparire” tra il tagsearchdi qualcuno possa dimostrarsi interessante…
    …e capisco anche che “so una cosa ma non te la dico” è l’atteggiamento giusto per iniziare una sana giornata…

    ma..
    sii gentile,
    spiegheresti il post a noi menti normodotate? :|

  5. U-Black Says:

    …ops..scusa…
    solo ora ho visto che sei ubuntista :|

  6. gigi Says:

    Ti si è squagliato il cervello?????

  7. DnaX Says:

    Ma gente… commentate così per il gusto di farlo? Quello di simone è un discorso serio secondo il mio punto i vista. L’open source si sta spostando nelle aziende e sta diventando una fonte di guadagni per le stesse… di appassionati che mettono il proprio tempo solo per vedere una applicazione funzionare o per permettere agli altri di usufruire dei propri studi ce ne sono poche. Tutto vogliono la pappa bella e pronta e pochi si chiedono del lavoro che c’è dietro. Questa è la mia idea.

    Ah, conoscendo simone ignorerà certi tipi di commenti, però vi potete sforzare di pigiare i tasti per comunicare qualcosa? Invece di fare sparate senza senso…

  8. Latox Says:

    Daiii non puoi fare un post del genere e poi non spiegare nulla..

    Mi sembra di vedere Lost dove tutti sanno tranne te che se lo spettatore..

    Oh ma perchè non ce lo dici per email?? così sta notte dormiremo sogni tranquilli??

  9. geko Says:

    La storia si ripete: quelli combattuti che brunozzi in soldoni è solo un venditore di pentole (marchiate amazon) e quelli che non solo lo leggono, ma ci leggono più di quanto scriva. Mirabile l’esempio di DnaX che iperbolizza il taciuto brunozziano. Adeptismo giovanilistico che si sposa benissimo con le pennellate umoral-crepuscolari di brunozzi. giudizio personale: inqualificabile.

  10. sandrina Says:

    Caro Simone, già a suo tempo il buon Matteo saggiamente ammoniva i suoi fratelli e penso che valga anche oggi per te: leggi Matteo 7,6. Lasciare la chiave sulla toppa permette a chiunque di entrare in casa tua, amici e non, persone intelligenti e non: anche se il blog è accessibile a chiunque, mi aspetterei più rispetto per il suo proprietario. Sono dell’avviso che chi non ha altro da fare se ne può andare in altri lidi……

  11. Stefano Says:

    Non potendo restare con l’amletico dubbio, … sono andato su google e ho cercato
    “il futuro dell’open source” … ho trovato come sempre troppa roba per farmi un’idea.
    Quindi, non ne ho la più pallida idea di quale sarà il futuro dell’Open Source. Capire il sistema attuale è un’impresa titanica! Troppe variabili, troppa entropia in aumento :-).
    Motorola, che a livello di strategie di investimento non credo assoldi dei pivelli, … a fine millennio aveva 66 satelliti Iridium, che le erano costati un occhio della testa e che avrebbe voluto far disintegrare perchè il mantenimento del sistemone era esagerato … Credo siano ancora lassù (www.iridium.com). Non so se sono più suoi ma … si vede che c’ha ripensato o s’è detta, “prima di arrostirli stiamo a vedere va”. Java era nato per una ragione, era stato messo in soffitta, e poi è esploso in tutti gli ambienti corporate/enterprise/erp/soa/saas/tricche/tracche/, … si insomma … in tutti gli ambienti acronimo-friendly. Poi è arrivato dotnet che ha preso a scoppole Java. Incassato il successo, ora Microsoft, essendo riuscita a vendere Vista giusto perchè te lo ritrovi preinstallato sugli scaffali del Media-World starà pensando a qualche cos’altro di innovativo? Forse il modello di IT-businness sta cambiando? Ovviamente la risposta è si! I computer stanno diventando sempre di più “Thin”. PROPRIO COOOME ERANO UNA VOLTA, :-). Thin come poca corrente, poco peso, sufficienti cicli di clock, un browser sufficientemente smart su un sistema operativo precaricato in una eprom, … si proprio come il BIOS. Forse?! Chissà?! Forse il buon Gael Duval di mandrakiana memoria, ha fiutato l’uovo di colombo con la sua “ulteo”. Chissà?! Io, ad oggi, nonostante il tempo, … vedo le nuove leve che ancora si affannano per legarsi (sistemi legacy) al trapassato COBOL! Il succo del mio fumoso (vista la fumosa solleticazione) discorso è che niente è per sempre e niente è così definitivo. Allo stesso modo, niente scompare del tutto, kernel di linux e open source compresi.

  12. allanon Says:

    Comunque non ve lo volevo dire, ma io so per certo quale sara’ il futuro,

    Vorrei sapere la visione di Brunozzi per capire se lui conosce il vero o solo quello che gli hanno fatto spacciato per vero, ma se lui non parla, allora niente, sara’ per la prossima Visione.

    :D

  13. simone Says:

    Mi delude molto il tono di certi commenti… Mi spiego.

    Il mio post voleva semplicemente dire che il mio lavoro mi impedisce di parlare in pubblico di cose che lo riguardano; questo fa parte del contratto tra me e il mio datore di lavoro.

    Non potendo quindi parlare (e non di chissà quali segreti, ma semplicemente di opinioni che mi sono costruito man mano), ho voluto semplicemente rendervi partecipi di questo.

    Mi farebbe piacere che le persone che hanno a cuore l’Open Source si sforzassero di capire meglio le tecnologie che arriveranno nel futuro… Capirle, per poterle includere nel mondo Open Source del futuro.

    Non credo di essermi spiegato male, credo che certi commenti siano frutto di altre “antipatie” o simili.
    Vi rinnovo l’invito già fatto da altri: se non vi piace ciò che scrivo, invece di insultare, andatevene. Non vi rimpiangerò.

    A tutti gli altri, più educati: informatevi. C’è tanto da scoprire.

  14. Guest Says:

    Bene. Ho aspettato un po’ a fare la domanda per vedere che cosa emergeva dagli altri commenti.
    Da un po’ di tempo (più o meno da quando si sono diffusi a macchia d’olio gli Ultra Mobile PC) c’è parecchia gente che mi chiede se sta facendo bene ad adoperare il modello con Linux pre-installato. In genere sono soddisfatti di Linux e parlandone si capisce che l’Ultra Mobile PC è per loro anche un stimolo ad avvicinarsi a Linux con consapevolezza, perché intuiscono che sono davanti a qualcosa che è abbastanza diverso da ciò che erano soliti usare: qualcosa che induce ad essere intelligenti nel “rapporto” col personal computer :-)
    Proprio sabato, uno di questi utenti (quello degli Ultra Mobile PC è davvero un fenomeno contagioso… anzi vorrei dire per inciso che penso che potrebbe riconnettersi a qualcosa che –forse– è adombrato dal post di Simone: l’utilizzo, ormai prossimo, di sistemi operativi in remoto… che è poi quello che, grazie a Sun, nella prima metà degli anni Novanta si intendeva parlando di “network pc”)… uno di questi utenti, dicevo, mi fa: “voglio proprio impararmi la riga di comando” (notare che mi è parso ignorasse, o conoscesse solo vagamente, il concetto di shell, di kernel… che cosa sia Bash)… in buona sostanza il suo desiderio era (presumo sia ancora) quello di “capire” come funzioni Linux.
    Ecco: qui vengo al punto e pongo una domanda anche a Simone.
    Il tempo speso ad impadronirsi in modo serio del bagaglio concettuale e dell’esperienza pratica legati all’utilizzo consapevole di Linux è –come appunto gli ho risposto io– tempo ben speso in quanto a prescindere dall’hardware e da quant’altro “quelle cose lì”, in fondo, sono Unix e resteranno nel tempo?
    L’interesse della risposta sta, secondo me, nell’avere, o meno, la sicurezza (pur sempre relativa, si capisce) che l’investimento di tempo in Linux (perché di questo si tratta, soprattutto per persone che sono estranee al “mondo dell’informatica”) sia una cosa ben fatta.

  15. simone Says:

    Secondo me è un buon investimento, almeno per i prossimi 2-3 anni a venire. Successivamente… taccio :)

  16. onepixel Says:

    Ciao Simone, lascio un commento di pancia. Da quando lavori per Amazon il blog Ubuntista.it sta perdendo molta della genuinità che l’ha sempre contraddistinto, o meglio, che ti ha sempre contraddistinto. Nella vita si cambia, dunque le idee non rimangono ancorate al passato. Cambiano le prospettive, cambiano gli interessi, cambiano gli attaccamenti. Ubuntista.it sembra trasformarsi in Altro-ista.it.
    Mentre tu cambi le persone che ti osservano, ti seguono e ti leggono, non sono sempre pronte a fare il salto insieme a te. Il sottotitolo “Ubuntu loves you too!” stride un po’ se messo a fianco ai post degli ultimi mesi. Un utente consapevole sa che puoi scrivere quello che vuoi nel tuo blog, dalla bestemmia alla critica più aspra all’OSS, ma il vorrei dire ma non posso, non sempre può essere accettato, soprattutto se a pronunciarlo sei tu (non sto qui a spiegarti chi è Simone Brunozzi per la comunità dell’OSS).

    Amazon ti ha messo il bavaglio, nulla di male, ma per lo meno non destare dubbi, paure e incertezze.

    Tra un post improvvisato e l’altro buttaci dentro un po’ di ciccia, almeno chi come me ha stima per Simone Brunozzi continuerà a seguirti con l’interesse del passato.
    ;-)

  17. simone Says:

    onepixel, grazie mille, parole chiare e “critiche” sane.

    Per questo post decido di lasciare le cose tali e quali.

    Per il futuro: spero di riuscire a comunicare molto di più.
    Apprezzo molto i lettori come te. Grazie, di cuore.

  18. Guest Says:

    onepixel said:
    > Amazon ti ha messo il bavaglio, nulla di male,
    > ma per lo meno non destare dubbi, paure e incertezze.

    Non direi che Amazon gli ha “messo il bavaglio”, semplicemente è sana precauzione professionale da parte sua.
    Io mi comporterei allo stesso modo, anzi: fin da quando Simone ha iniziato a lavorare per Amazon ho pensato che sarebbe stato un bene per lui se avesse preso qualche precauzione comunicativa.

    Piuttosto, a me sembra che potremmo comunque trarre un vantaggio da chi (come Simone) si trova in posizioni di privilegio riguardo alle previsioni in questo campo.

    In breve: io credo (come anche Stefano: vedi sopra) che quello che Simone sa sia connesso all’utilizzo in rete di piattaforme che non sono non open-source (o non lo sono completamente) per via del ritorno degli investimenti. Un po’ quello che già oggi avviene con Google o con FaceBook che mettono (solo) a disposizione delle API, ma portato molto, ma molto più in là delle semplici API. Il motivo è economico: fine del discorso. E penso che anche le idee si Shuttlework in un modo o nell’altro vireranno in questa direzione.

    L’investimento in know-how “linuxiano” sarà ancora valido per i prossimi 2 o 3 anni, dice Simone. Uhm… se a qualcuno oggi io dicessi che il mazzo che si sta facendo su Linux… o, comunque sia, il tempo che ci perde (pardon: investe) sopra è ben speso, perché avrà un ritorno sicuro nell’arco dei prossimi ***2 o 3 anni*** (e poi forse non più), penso che quello non sarebbe molto d’accordo sulla redditività (mica solo economica, intendiamoci) di ciò che sta facendo o che si accinge a fare riguardo a Linux.

    Morale: sarebbe molto utile capire, anche andando per tentativi (del tipo: Simone –se gli va– risponde solo con un sì, o con un no, oppure con fuoco, fuochino, acqua :-) ) verso quali lidi spostare il proprio sapere tecnologico.

    Se si tratta di impadronirsi di nuove conoscenze relative alla gestione di piattaforme che fungono da sistema operativo on-line, io ci starei anche. Credo che gli sforzi di molti competitor in questo campo (network/cloud computing) siano, per ovvi motivi, profusi sull’utilizzo di soluzioni crittografiche il più possibile semplici e funzionali.

  19. Guest Says:

    > piattaforme che non sono non open-source (vedi sopra)
    è
    piattaforme che non sono open-source

  20. gp42 Says:

    Quoto in pieno onepixel.

    gp

  21. allanon Says:

    Forse quello che non ha capito sei tu.
    InformateVi, nel mezzo ci sei pure tu. Fino a quando non metti nero su bianco quali sono le tue previsioni, e’ perfettamente inutile creare post del genere. Chiaramente siamo tutti liberi di scrivere post basati sul nulla, ma anche commenti di questo tipo quando abbiamo il tempo di una sigaretta…
    Sei cosi sicuro di essere il piu’ informato di tutti tanto da consigliare agli altri di andare ad informarsi?
    chissa’, forse tra i piu’ informati sono proprio coloro i quali si tengono aggiornati, appunto, scambiando idee gli uni con gli altri, divulgando e leggendo opinioni qua e la’ con tutti i mezzi comunicativi a loro disposizione.
    Sei cosi’ sicuro di essere tra questi?
    Gia’ il solo fatto di non poterne parlare, mi fa dubitare parecchio …
    Chi ha vincoli, difficilmente non ha anche paraocchi e cuffie con musica di un solo tipo..
    A mio avviso dunque, sei tu che dovresti informarti con noi su quale possa essere il futuro, ma se hai dei vincoli.. beh ognuno ha la sua croce, chi piu’ pesante, chi meno… l’importante e’ non considerarla La Croce.

  22. blackout Says:

    Simone in passato abbiamo chattato e discusso via email, noto che il tuo comportamento e’ cambiato: in peggio.
    Le tue presuntuose parole sono lo specchio di quello che accade alle aziende che si sentono “padrone” di un mondo che non e’ loro: l’open source.
    Come gia ho zittito l’esimio Patrizio Tassone (capo redattore della famosa Linux&co) in merito allo sviluppo della comunita’, potrei anche esibirmi nuovamente qua, per dimostrarti e dimostrare agli altri quanto poco ne sapete di etica, filosofia e “amore” dell’open source.
    Quando questi concetti (semplici) non sono chiari, semplicemente non avete capito un cazzo dell’opensource.

    Quindi non posso che consigliarvi con estrema modestia di leggere e studiare, perche siete molto lontani da aver capito una anche benche minima VERITA’ sul mondo OSS.

    Finche esistera anche 1 sola persona appassionata che fara’ delle cose per la comunita’ l’OSS non morira’ mai e continuera’ a vivere. Magari piu’ lentamente rispetto ad adesso (che e’ il boom) pero’ non cessera di esistere.

    Tutte le congetture di marketing e le varie stronzate economiche sono solo FUFFA e FUD.
    Questo e’ il mio ultimo post. Adieu

  23. simone Says:

    Adieu Blackout… Apprezzo la critica, comunque corretta e sensata, ma purtroppo non mi trovo per nulla d’accordo con te. Spero di rivederti presto :)


  24. Madooo che palle sti post da segreto di Fatima.
    Beh anche io ho dei segreti aziendali, ma mica devo sprecare un post per parlare di cose di cui non posso parlare.

    Tra l’altro dubito che un solo dipendente di Amazon possa sapere cosa TUTTO l’open source del mondo si trova a dover affrontare.
    Per inciso anche io scrivo plug-in open source, sai gia’ che fine faranno? E le mie azioni AMD? Son curioso di sentire il veggente… :

  25. prousers.org Says:

    io suppongo che da quel che scrivi non bisogna aspettarsi nulla di buono, o almeno è quello che traspare a primo acchitto, se mi sbsglio fornisci un chiarimento a tutti che da quel che vedo a momenti ti sbranano! :)

    in ogni caso, ogni uno prenderebbe inevitabilmente la sua strada senza troppe preoccupazioni ne rimpianti, ne sono certo.. ;)

  26. simone Says:

    Non capisco che cosa avete, davvero.
    Mi rispondete come se avessi fatto l’Oracolo, la mia intenzione non era assolutamente quella.

    poi, Marco, “sti Post”, come se lo facessi spesso… Non mi sembra. Mi sbaglio?

    Bah… Lo ammetto, molti dei commenti mi hanno lasciato l’amaro in bocca, e non capisco, davvero, il motivo di tanto astio o di critiche così aspre.

    Passo e chiudo (per questo post). Non mi sembra ci sia da aggiungere molto altro.

  27. Guest Says:

    > A mio avviso dunque, sei tu che dovresti informarti con noi su quale possa essere il futuro

    > Le tue presuntuose parole sono lo specchio di quello che accade
    > alle aziende che si sentono “padrone” di un mondo che non e’ loro:
    > l’open source.

    Ma non è mica una gara a chi sta dalla parte del giusto, della ragione: secondo me questo non è un atteggiamento produttivo, cioè non porta alcun vantaggio a chi legge il blog di Simone. Che cosa ve ne frega se Simone sia uno spocchioso, un presuntuoso, poco umile, o quant’altro. Io –certo– credo che non lo sia, ma neppure mi interessa. Mi interessa invece quello che dice per poter valutare (da solo o con gli altri che leggono). E quello che dice penso sia interessante.

    > Tra l’altro dubito che un solo dipendente di Amazon possa sapere cosa
    > TUTTO l’open source del mondo si trova a dover affrontare.

    Ma poni caso che lui, invece, possa saperlo e lo sappia. Al limite, se non lo sa, al massimo sprecherai un po’ di tempo a cercare di capire qualcosa di più sui fenomeni in atto. Altrimenti, non non butterei via la possibilità di avere un filo diretto così.

    > Non capisco che cosa avete, davvero.

    Infatti. Io invece credo di capirlo: in certi casi (non in tutti) si chiama invidia.

    Non entriamo in sterili polemiche, ecco: io credo che Simone si riferisca a quanto segue, che esprimo in modo estremamente schematico… anzi, per meglio dire, credo che lo schema qui sotto sia solo la base da cui Simone parte, perché ne conosce già i trend di sviluppo (magari potrebbe anche solo avere fatto due più due, cioè aver fatto un merge fra un suo ragionamento previsionale e informazioni che già possiede e presumere di conseguenza che le sue idee sul futuro possano coincidere con quelle di Amazon: sottile (?)distinzione fra “venire a conosenza” e “intelligere”).

    1) (già in atto): ritorno economico: pagamenti parcellizzati in base all’effettivo utilizzo: il sistema operativo da “prodotto” si trasforma in “servizio”.

    2) non possono essere software open-source, altrimenti viene meno la possibilità di remunerazione dell’utilizzo della piattaforma.

    3) network pc: tanti mini-device privi di un sistema operativo del tipo in cui lo intendiamo oggi, connessi a piattaforme software on-line (cioè a sistemi operativi multiutente + applicativi): uno degli aspetti più importanti da affrontare (legato al fatto che l’utilizzo si paga e alla riservatezza o segretezza dei dati) è la crittografia.

    A me interesserebbe capire (o anche solo intuire) come chi usa già da alcuni anni Linux possa ***ricollocare la propria conoscenza*** nell’arco dei prossimi anni (se ho ben capito si tratta al massimo di 3 anni e visto che le cose stanno già cambiando converrebbe portarsi avanti).

    4) spunto di riflessione: in che cosa il punto 3) differisce dall’utilizzo odierno di un server in remoto via ssh ? (a parte gli aspetti auto-evidenti, si intende)

  28. cosa Says:

    simone ma questo ultimo post e’ tuo o di un tuo parente?
    :D ahah ciao

  29. cosa Says:

    le vostre congetture sui servizi, cloud computing si scontrano con una realta molto importante che non considerate
    gli utenti

    bello fare tanti calcoli :) e poi FALLIRE come hanno fato tanti e molti..

    si si fate calcoli, riallocatevi
    tsk pisghelli

    non basta lavorare in una grossa realta per capire le cose :)
    ciaoooo

  30. coppermine Says:

    secondo me in ambito enterprise si vedranno delle belle con aws, azure e compagnia bella ma nella piccola/media impresa e consumer non cambierà molto

  31. LuNa Says:

    quoto il commento di coppermine.
    il pc di casa ci sarà sempre e non morirà l’open.

  32. simone Says:

    un amico: letto. E che c’entra con l’Open Source?

  33. allanon Says:

    Gia chi parla di Open Source si vede che non ha capito l’argomento.. quindi le eventuali Rivelazioni, beh…posso dire di essere dubbioso che un opensourcista abbia rivelazioni per me?? si, posso

    Gli utilizzatori di Free Software sanno benissimo cosa aspettarsi oggi e domani: sono quelli che ..”l’open source”, che dovrebbero andare dall’Illuminato :D

  34. allanon Says:

    Caro Guest, ma in base a cosa hai potuto snocciolare quei 3 punti cosi in contrasto con l’utilizzo odierno di un elaboratora elettronica per uso personale?

    Gia i punti 1 e 2 sono in contrasto tra loro. Mark Shuttlework ha parlato di servizi piuttosto di software, non mi pare stia investendo in un non-software-libero.

    Perche’ il free-sw non potrebbe essere retribuito in base all’utilizzo di un servizio???
    Client free-sw e connessione al servizio dietro abonamento mensile o consumo a secondi, ti pare violi in qualche modo la gpl del client?
    Sul servizio web, la gpl non dice nulla, ma anche usando la affino gpl cio non cambierebbe il fatto che l’utente vorra’ pagare il servizio perche’ non ha i mezzi per hostarlo da se’.

    punto 3: network pc…

    ma di che stiamo parlando?
    bazaar, git, mercurial, sono sistemi di controllo di gestioni che stanno riscuotendo, oggi, un notevole successo proprio perche’ a differenza di SVN, permettono di lavorare OFFLINE..

    Tu pensi che ci siano utenti disposti a lasciare i loro dati ONLINE, nella speranza che
    1) rimangano i loro dato
    2) siano sempre disponibili

    Stai prospettando un futuro in cui saremo sovrastati da utonti..
    io non la vedo cosi’ male e sopratutto non vedo oggi questa tendenza.
    Qualcuno ha messo gnome online… ha fatto un esperimento, ma questo successone non lo vedo.

    Senza contare che la cifratura e la privacy offerta da qualcun altro…
    bah!
    evito persino di elencare le basi matematiche della cifratura.

    Vedi, caro guest, perche’ avevo tanta voglia di conoscere la Rivelazione??
    per discuterla criticamente, mica per ammirarla a bocca spalancata, come fossero i dieci comandamenti dati da un novello Mose’ disceso dalla montagnetta sacra!!

    Difatti sono ancora piu’ curioso di conoscere quale rivelazione puo’ darmi un utilizzatore di Open Source.

  35. Guest Says:

    allanon said:
    ————–

    > Mark Shuttlework ha parlato di servizi piuttosto di software,
    > non mi pare stia investendo in un non-software-libero.

    Perché, tu sai in che cosa lui stia davvero investendo soldi?

    > Perche’ il free-sw non potrebbe essere retribuito in base all’utilizzo di un servizio???

    Sì, mi ero reso conto che detta così suonava male: volevo dire che se il servizio (che si paga come tale) è basato su piattaforme software open-source, chiunque bravo quanto te può soffiarti un’idea.
    Se non sei d’accordo, sappi che non è detto che neppure io lo sia del tutto, perché credo che operando intelligentemente un ritorno economico lo si possa preservare (pensiamo a tutto il risparmio nel debugging). Però l’affermazione in quanto tale (quella del “soffiare l’idea”) nella sua semplicità (o nel suo semplicismo) mi pare difficilmente contestabile. Pertanto può darsi proprio che andiamo verso un mondo in cui chi oggi ha impostato il proprio business sull’OpenSource, si “converta” al ClosedSource.

    > Tu pensi che ci siano utenti disposti a lasciare i loro dati ONLINE, nella speranza che
    > 1) rimangano i loro dato
    > 2) siano sempre disponibili

    :-))) ma figurati… io “penso”: no, io “vedo”. Vedo che ci sono innumerevoli utenti che lo fanno (neppure dico “disposti a farlo” –che già renderebbe l’idea di qualcosa che si perde) perché neppure si rendono conto di quello che avviene. E aggiungerei: purtroppo.

    Però, penso (e qui il verbo mi pare più adatto) che il futuro ci riservi una delocalizzazione estrema dei dati e dei sistemi software per gestirli: fuori della nostra portata, sia se questa è intesa in senso geografico, sia intesa come capacità mentale di capire che cosa avviene. Poi, naturalmente, sono anche sicuro che nasceranno fenomeni antagonisti, che faranno da contraltare a questo tipo di “evoluzione”: questo potrebbe essere un discorso molto interessante.

    Quello che dici sulla cifratura non mi quadra: sì, hai ragione che non ci si può fidare di un processo di cifratura che non avviene in ambiente da noi “controllato” e “controllabile”, ma proprio questo è il motivo per cui dicevo che questo aspetto è uno dei più critici.

    > Vedi, caro guest, perche’ avevo tanta voglia di conoscere la Rivelazione??

    > novello Mose’

    > Difatti sono ancora piu’ curioso di conoscere quale rivelazione puo’ darmi un utilizzatore di Open Source.

    Sarà che devo ancora carburare, ma se puoi esprimerti senza metafore, magari riesco a capire. Che cosa vorresti dire con “sono ancora piu’ curioso di conoscere quale rivelazione puo’ darmi un utilizzatore di Open Source” ? Specifica un po’ meglio. Perché: tu utilizzi Open Source?

  36. allanon Says:

    Io uso Free software,
    che poi sia anche open source a me non importa.
    Io uso free software per motivi etici,
    quindi so bene quale e’ la mia strada e quella del free software. La conosco non perche’ abbia divinato il futuro o abbia sottomano le strategie future della mia azienda, bensi’ perche’ e’ scritta nella stessa definizione del movimento GNU.

    L’open source invece e’ un movimento figlio di nessuno, e’ solo una parola comoda per utilizzare la creazione di altre persone senza fermarsi a riflettere alla grande rivoluzione etica a cui si sta partecipando.
    Chiaramente siccome nessuno garantisce un tale movimento, le aziende pensano di specularci sopra, fare i loro conti e progetti. Peccato che l’open source non sia il free software, e che tra i due lo zoccolo duro e’ proprio il free software..portato avanti da persone convinte di quello che fanno e che non conoscono compromessi: o sei libero o non lo sei.

    Detto questo,
    la frase che ho scritto nel precedente post intendeva dire che: sono curioso di conoscere cio’ che Brunozzi vorrebbe (?) dirci, non perche’ ci creda o non ci creda a priori, bensi per poterla discutere in senso critico, in quanto dalle sue parole di capisce benissimo che lui considera solo il lato open source, lasciando fuori dalla discussione il mondo free software e tutti i principi etici che lo sosotengono.
    Sotto queste ipotesi, sono davvero curioso

  37. simone Says:

    allanon, permettimi di dirti che conosco bene la differenza tra OS e Free Software, e che ho anche una mia opinione in merito (che si distacca dalla tua).

  38. Guest Says:

    Adesso che allanon ha detto la sua di curiosità, io cerco di precisare meglio la mia.
    .
    A me interessa il futuro di Linux e preciso che non mi interessa tanto che Linux sopravviva, o che sopravviva così com’è (anche se sinceramente mi dispiacerebbe, per vari motivi, che scomparisse del tutto). Mi interessa piuttosto capire se il bagaglio di conoscenze che ci siamo fatti riguardo a Linux fino ad oggi possa perdurare nel tempo (almeno per un tempo superiore ai miseri 3 anni paventati in altro post).
    .
    Un esempio concreto. Uno si mette, anche solo per piacere intellettuale (ma anche perché gli serve in pratica nel lavoro e pure sul piano culturale), a studiarsi l’Advanced Bash Scripting Guide e ci spende sopra un determinato tempo, comprese le sperimentazioni all’interno di propri script in Bash. Ecco: dispiacerebbe se Bash fra 3 anni non esistesse più. Ci sarebbe invece da rallegrarsi se la knowledge base che uno si è fatto (qualla che sta nella sua testa) potesse venir utilizzata in qualche modo, o convertita, all’interno di un’evoluzione di Linux. Insomma, che non fosse da buttare alle ortiche.
    .
    Un altro esempio, questa volta un po’ più rivolto al futuro. Tu sei lì col tuo micro-device, collegato a Internet, e usi Bash; solo che la shell non è quella del sistema operativo che si trova nel tuo dispositivo, perché questo dispositivo non ha un sistema operativo (almeno non ne ha uno del genere che intendiamo oggi). La shell che stai usando, gli scrpt che stai preparando, i salvataggi che fai, la RAM che usi si trovano altrove. Si trovano su un elaboratore che si trova a Canicattì, ma tu stai usando Linux esattamene come lo fai oggi. Esattamente? Beh… non proprio… e sappiamo benissimo perché non sarebbe “proprio” come oggi. Però, sul piano della tua esperienza professionale, le conoscenze che hai acquisito in passato le stai utilizzando e valorizzando tutte.
    .
    Poi, ci sono altri aspetti, che ***forse*** sono quelli a cui si riferiva ***Simone***. E cioè che stai usando una piattaforma che è Closed Source (perché questo possa avvenire, cioè se avverrà per motivi che non condividiamo, o meno, non importa: ***facciamo finta*** che avvenga); stai pagando pochi cent per il suo utilizzo (a tempo o in base a qualche altro parametro), lo storage dei dati avviene in remoto (puoi farne copia in locale, si capisce, però le elaborazioni dei dati avvengono –***e lasciano traccia***– altrove rispetto al tuo micro-device); stai usando un account la cui attività viene, in un modo o nell’altro (si legga: in modo più o meno manifesto) profilata… eccetera.
    .
    Ora: a me interessa ***prima di tutto*** capire…
    ==> se Linux (***la conoscenza connessa a Linux***) avrà un futuro che sia una sua naturale evoluzione,
    oppure se invece…
    ==> sia meglio fin da oggi esplorare qualcosa d’altro.
    .
    Dopodiché, di tutto il resto possiamo benissimo discutere.
    .
    Ecco alcuni spunti di discussione:
    .
    1) Sicurezza dei dati archiviati in remoto – hacking per accedere ai database remoti.
    .
    2) profilazione, tracciamento delle abitudini, dell’utilizzo.
    .
    3) (un’affermazione che riguarda il “closed versus open source”): «Su un punto gli utenti sembrano comunque concordare. Se i social network sono una grande passione, non è detto che Facebook, che oggi cavalca con successo quest’onda, sia il network definitivo. Nel mondo digitale, Microsoft e Google ci hanno insegnato che chi ha una posizione dominante si avvantaggia di ritorni crescenti. Ma è anche vero che la rete è tradizionalmente cresciuta grazie a standard aperti e le piattaforme proprietarie sono divenute spesso un limite all’innovazione.»
    ( http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2008/11/facebook-fenomeno-sociale.shtml?uuid=08c9f05a-bc56-11dd-a7e6-159b8087b4f8&DocRulesView=Libero )
    .
    4) problema dell’irreversibilità (ci si può stufare di usare la piattaforma, ma le tracce di quel che si è fatto restano)
    .

  39. allanon Says:

    “noi non vi insegneremo a lavorare, perche’ da qui a 5 anni uscirete ingegneri gia’ obsoleti. Tutto quello che faremo e’ darvi gli strumenti e un badaglio culturale adeguato affinche’ possiate imparare a lavorare una volta sul campo, qualsiasi campo”

    Con queste parole di aprirono i corsi zero di ingegneria a Catania nel lontano 1999-2000

    Io condivido e difatti tutti gli ingegneri elettronici, che conosco, adesso lavorano su argomenti mai trattati prima del primo giorno di lavoro.

    Ma ecco un esempio pratico e attuale:
    Prendi tutti gli script e i programmi in python fino al 2.6,
    col python 3k , che non e’ retrocompatibile, tali script andranno cambiati.
    E python 3k andra’ appreso come nuovo linguaggio.

    Ma l’esperienza acquisita non si perde, semplicemente la usi per apprendere meglio e in meno tempo il nuovo strumento :)

    D’altra parte e’ uno dei comandamenti divini: tu uomo lavorerai con sudore.
    Altrimenti tradotto col secondo principio della termodinamica: lavorativamente parlando non ottieni nulla se paghi il costo energetico volta per volta

    Quindi e’ ovvio (per me) che non si ci puo’ adagiare sugli allora conquistati e bisogna continuare ad informarsi giorno per giorno sulle novita’ e magari, chissa’, contribuire ad una di queste novita :D

  40. allanon Says:

    uh non avevo letto tutte le domande di Guest:

    meglio espandere le proprie conoscenze sull’ambiente gnu/linux oppure meglio pensare ad altro?

    1) se sei un fanatico allora sceglierai sempre e comunque gnu/linux

    2) se sei uno pratico e senza morale, allora comunque ti consiglio di indagare su quanti strumenti GNU i vari *nix proprietari utilizzano.

    Samba? e’ passato a gplv3 = e’ finita la festa per gli sfruttatori di lavoro altrui. Continueranno a usare le vecchie versioni? sicuramente, fino a quando potranno.

    Cosa accadra’ quando tutti i coltellini svizzeri di odierno utilizzo passeranno dalla gplv2 alla v3?

    quello che da molti anni alcuni chiedono: e’ inutile usare *nix proprietari se questi per funzionare necessitano tool GNU. E’ inutile e molto presto diventera’ semplicemente impossibile.

    Vedi Cisto che utilizza il compilatore GNU, ora che e’ gplv3? cosa accadra?
    la risposta la sapremo nei prossimi giorni: la FSF ha imposto l’ultimatum, o il rispetto della licenza o il tribunale.
    Cisco tergiversa: in tribunale non ci vuole proprio andare.

    Questo risponde alla domanda su dove sia meglio investire?

  41. Guest Says:

    allanonsaid:
    > Questo risponde alla domanda su dove sia meglio investire?

    Non molto, perché io la domanda la contestualizzavo in un’ipotesi di network computing e quindi ridotto all’osso mi chiedevo quellodi cui all’esempio che iniziava con «Tu sei lì col tuo micro-device, collegato a Internet, e usi Bash; solo che…»

    In sostanza, mi interesserebbe conoscere l’opinione di qualcuno che ha già messo le mani sul futuro (non che gli ha dato solo uno sguardo), cioè che sta già oggi utilizzando soluzioni tecnologiche che sono quelle che tra poco utilizzerà un insieme più vasto di persone.

  42. Guest Says:

    Da:
    http://en.wikipedia.org/wiki/GOS_(operating_system)

    Sottolineo questo:
    “and will keep loading the main operating system (***Windows***, Linux, ***OSX***) in the background”

    On December 1, 2008 Good OS announced its next operating system, gOS Cloud. Cloud can be described as an “instant on browser based application environment”. With Cloud users can browse the Internet seconds after turning on their computer, and can also use it to run applications, like Skype, or a media player. Cloud shows a Dock similar to gOS 3 in the browser window, and will keep loading the main operating system (Windows, Linux, OSX) in the background. An icon in the Dock will tell the user when the main OS has finished booting in the background, and can be used to switch instantly to the main OS, when tasks not (yet) supported under Cloud are needed.

  43. allanon Says:

    ma chi usa gos cloud?

    in un mondo in cui si parla di una infrastruttura che non arrivera’ a reggere il traffico mondiali gia a partire dall’imminente 2012..

    in un contesto in cui si parla di fine indirizzi ip gia dai prossimi anni

    in una realta’ in cui ipv6 tarda ad entrare in uso.

    in un periodo di data retention e software governativi per la tracciabilita’ e l’analisi delle utenze

    chi e’ che ancora si fida a usare un desktop online?
    e perche’ dovrebbe farlo se perde tutti i vantaggi di un desktop locale, dall’immediatezza alla bellezza estetica.

    Non e’ che per caso sono gli stessi utenti di facebook e simili, che poi si vanno a lamentare gli uni con gli altri quando l’amico posta le foto del liceo in cui l’altro aveva 80 kg di troppo?

    Secondo me, con l’avvicinarsi al limite trasmissivo delle attuali infrastrutture, e con lo spauracchio di un G8 pronto a regolamentare internet con la solita scusa del terrorismo, un desktop remoto e’ l’ultima cosa che andranno a cercare i professionisti del settore,
    i quali anzi al contrario andranno alla ricerca di connessioni sicure, con cifratura end to end, chiavi fatte in casa e storage di dati cifrati.

    dell’esempio che hai preso da wikipedia, non capisco perche un utente dovrebbe collegarsi online piuttosto che avviare il suo SO personale/personalizzato dalla chiavetta usb da 4 giga..

    questi subnotebook, non sono gia una chiara e netta risposta: noi l’elaborazione dati la facciamo in locale e non in remoto sotto l’hosting di Mr. Sconosciuto Certificato?

    davvero, non trovo segni di cloud nel futuro, perche’ forse non sta riscuotendo tutto questo successo nel presente, boh.

  44. Guest Says:

    allanon said
    ————
    > ma chi usa gos cloud?

    Penso che in queste 5 parole si possa riassumere quello che allanon dice nel suo ultimo post. E riguardo al quale mi sembra che difficilmente si possa essere in disaccordo.

    Piuttosto, farei notare che il ragionamento di allanon andrebbe contemperato con alcune variabili che sono di un certo peso:

    1) potrebbero succedere altre “cose” (quali?) che potrebbero imprimere un’accelerazione all’utilizzo del cloud computing (partire dagli utenti –massa critica– per arrivare alle imprese: si pensi a quanto scritto qui…
    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2008/11/facebook-business-gioco.shtml?uuid=faf10af0-bc54-11dd-a7e6-159b8087b4f8
    … e si comprende come una roba giovanilistica come FaceBook possa arrivare a fare presa sul mondo imprenditoriale (si noti che ne parla il Sole, non una “qualsiasi” rivista per tecnologi/tecnocrati/giocherelloni/internettoni);

    2) l’ “utontaggine” del grande pubblico, che è quello al quale primariamente puntano questi strumenti, all’interno di una strategia di mercato che prevede di “risalire” poi verso gli utenti più esperti e smaliziati e di farli trovare davanti al fatto compiuto, riguardo al quale essi difficilmente potranno tirarsi indietro o assumere atteggiamenti snobistici (io riguardo al FaceBook ho, per esempio, un atteggiamento snobistico, ma ammetto che forse c’è l’ho perché da un certo punto di vista sono io ad essere il primo degli ignoranti, cioè mi ostino a non capire dove sta andando il mondo –il discorso, insomma, dell’atteggiamento di retroguardia di molti informatici di vecchia data– e non escludo l’ipotesi che questo mio modo di fare comporti la perdita di opportunità che mi potrebbero essere invece molto utili);

    3) la forza propulsiva del denaro, riguardo a cui mi pare inutile aggiungere altro.

    Per questo motivo, piuttosto che fare speculazioni teoriche (quelle che facciamo io e allanon sono tali), ascolterei volentieri (senza nulla togliere ad allanon che contribuisce molto utilmente alla discussione) l’opinione di qualcuno che, senza prendere posizioni di un tipo o di un altro (che alla fine lasciano il tempo che trovano), avesse le mani in pasta e ci dicesse come stanno le cose (lo stato delle cose), secondo quello che lui percepisce o vede di persona.


  45. […] dramma dell’open free è che è troppo […]

  46. silvano Says:

    blackout, mi pare che l’unico zittito sia tu, gli altri continuano a parlare e a scrivere :-)


I commenti sono chiusi.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: