Una gaffe da ricordare :)

31-10-2008

Esce oggi su Punto Informatico il mio articolo sulla nuova Ubuntu 8.10… Complice l’ora tarda, e forse una buona dose di rinc…nto senile, ho confuso Hardy Heron con Gutsy Gibbon :)
Fortunatamente la redazione di PI si è sbrigata a correggere!

Pomodori e uova… A me!

Comunque… Brindisi! Ubuntu 8.10 è finalmente arrivata!

14 Responses to “Una gaffe da ricordare :)”


  1. Ciao Simone, ho letto il tuo articolo e devo dire che la gaffe sul nome è il problema minore. La questione principale è data da queste queste recensioni di Ubuntu: trite e ritrite. Da una versione all’altra, questi articoletti sembrano fatti con lo stampino.

    Non svalutarti così scrivendo per Punto Informatico, la Novella 2000 dell’informazione tecnologica italiana :-)

  2. ubuntista Says:

    Paolo, e tu cosa scriveresti? Un articolo del genere è soprattutto divulgativo, e serve per quelli che Ubuntu non lo conoscono, o lo conoscono appena. Gli altri sanno già tutto :)

  3. Daniele Says:

    Buongiorno a tutti, io mi chiedo solo una cosa: ma come fa a stare in piedi un sistema free e open? Appena l’ideatore di Ubuntu si stancherà di immettere denaro nella Canonical Ubuntu sparirà. Perchè non viene creata una distribuzione con licenze, quindi con possibilità di guadagno e mercato?

    Non so se è un esempio azzeccato, ma nessun meccanico mi riparerebbe la macchina senza farmi pagare.

    Boh, io non capisco.

  4. fulvio Says:

    @Daniele
    quello che dici è impossibile da fare per il semplice motivo che il kernel Gnu/Linux è rilasciato con licenza GPL, un tipo di licenza creata per far si che il software coperto da essa rimanga sempre libero. Quindi essendo Ubuntu una distribuzione che fa uso del kernel linux deve per forza di cose essere rilasciata anch’essa in GPL come dice la stessa licenza. Ti consiglio le pagine di wikipedia che fanno riferimento alla GPL e al Free Software.

  5. ubuntista Says:

    Daniele: il business model di Canonical è diverso da quello di Microsoft.
    Nel caso di Ubuntu, Canonical non guadagna dalla licenza, ma dal servizio associato.

  6. VALERIO Says:

    Ciao, ti ho trovato casualmente girando con Google.
    Scusami se ti disturbo ma….Sono abbastanza disperato…
    Ho letto la tua storia e ho capito che sei un esperto informatico e io avrei bisogno proprio di uno come te.
    Premetto che non sono Gay e che cerco solo consigli….
    Per favore,mi dai una mail a cui contattarti?
    Grazie Valerio.

  7. Daniele Says:

    @Fulvio: grazie per le precisazioni e mi leggerò wikipedia. Solo il kernel deve essere libero in una distribuzione? Il reso potrebbe essere tutto coperto da licenze?
    @ubuntista: come fa Canonical a guadagnare con i servizi verso pc desktop (di noi comuni utenti(utonti)? Tutto resta in ambito server ed infrastrutture? Parlo da ignorante, non lavoro nel campo informatico.

    Grazie e buona giornata

  8. ubuntista Says:

    Daniele: il guadagno è appunto a livello “business”; attualmente Canonical non guadagna nulla dall’utente “normale”.

  9. Daniele Says:

    Inizio a capire. Grazie Ubuntista.


  10. Simone, semplicemente non scriverei nulla. Sono del parere che è meglio tacere, piuttosto che dire banalità!

    Riguardo al business model di Canonical, purtroppo si basa solo sul servizio. Ad oggi, dopo quattro anni, Canonical parrebbe ancora in rosso.
    Sicuramente il modello opensource può essere applicato al business, ma è molto difficile fare soldi, soprattutto nel breve periodo.

    Personalmente, continuo a confidare nel mecenatismo di Shuttleworth per evitare che un buon prodotto come Ubuntu fallisca.

  11. Francesco Says:

    Daniele: La questione del modello economico di Canonical è tutta incentrata sull’instaurare un circolo virtuoso: più utenti usano Ubuntu, più facile è che ci sia necessità di servizi associati (che Canonical fornisce), migliore diventa l’OS e quindi più utilizzato… Nel nostro sistema economico non è facile instaurare qualcosa del genere, ma penso che Canonical potrebbe avere almeno parziale successo.

    Se ciò accadesse… beh non sarebbe un dramma in quanto qualcun altro, grazie alle licenze open, potrebbe riprendere in mano il lavoro: un’altra azienda, o la comunità – il bello è che nulla di ciò che è uscito dall’anonimato va sprecato definitivamente in questo modello di sviluppo.

  12. ubuntista Says:

    Francesco: esatto.

  13. Mèrk Says:

    Io aggiungo che l’utenza desktop ha un’utilità enorme.

    1) bugfix e test hardware
    2) diffusione di formati e tecnologie aperte
    3) suggerimenti di nuove features
    4) usabilità
    5) etc…
    6) etc..
    7) ..altro che nn mi viene in mente..

    L’azienda che ha 100 PC, non pensare ai server ma ai classici pc da ufficio con gestionale/posta/openoffice, sicuramente acquista l’assistenza e non la licenza e quindi è fonte di business per Canonical, Novell, RedHat ecc…
    Ovvio che da questo modello l’utente privato ne esce con molti vantaggi, quello di un sistema facile, sicuro veloce e gratuito. Se poi vuole può acquistare assistenza se serve o fare una semplice donazione. Le sopracitate società non fanno beneficenza.. ;)
    Ciao

  14. c0cc0bill Says:

    Novell mi sembra un esempio fuori luogo. Quella spilla soldi da assistenza e licenze.

    Voglio dire, al confronto Microsoft fa la figura di una associazione di beneficenza.

    Attenti alla disinformazione. Il mondo open source è infestato da pescecani.

    Non cogliere questo aspetto e non evidenziarlo rappresenta un danno per il vero Open Source.


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