E va bene, l’avete voluto.
Sono un felice possessore di MacBook (quello bianco). Fin qui, nulla da dire.
Da due mesi uso Mac OS X per lavoro e svago.
Conclusioni?
Ubuntu 8.10 è decisamente migliore.
Vi spiego perchè.
ATTENZIONE: non sto parlando dell’hardware Apple (che invece mi piace molto), ma del software.

– Mac è fatto per imbecilli, o per chi vuole far finta di essere imbecille quando usa un PC. Io, quando uso il PC, cerco in tutti i modi di sembrare intelligente (se poi ci riesco o no, è un altro discorso).
– Su iTunes, non ho trovato il modo per spostare l’ordine delle canzoni che ascolto.
– Non esiste “Taglia”.
– Quando modifico le immagini con iPhoto, le salva in una cartella sua (il che cozza col mio modo di gestire i miei dati, ovvero tutti in cartelle all’interno di una cartellona chiamata “dati”, che così è facile fare backup).
– Ho provato TimesMachine, funziona benino, ma per uno che fa l’informatico funziona meglio rsync o simile.
– Installare software è un po’ un casino. E’ molto più facile in Ubuntu.
– La “dock” è figa, ma alla fine si riduce ad un abbellimento estetico, che tra l’altro ruba spazio al monitor.
– Mac OS X ti forza a fare delle cose (appunto, per imbecilli), ma io le voglio fare come dico io, e ci incazziamo.
– Per installare certi software bisogna incazzarsi (Picasa, o quello per gestire il telecomando, eccetera).

Spiacente, caro Mac OS X. Ubuntu vince su tutti i fronti. Ho provato la nuova 8.10, e finalmente ha due cose che ritengo fondamentali: un Network Manager decente, e una cartella cifrata di default.

Ora, ditemi: chi di voi usa Ubuntu (in dual boot, magari) su MacBook? Vi ci trovate bene? Sapete se la 8.10 funziona bene (drivers, ecc)? Se si, il 30 ottobre festeggio, e torno ad Ubuntu.

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Mosca

06-10-2008

Mosca è incredibile.
Undici milioni di lupi, un traffico pesantissimo, due giornate a 18 gradi che non si vedono nemmeno ad agosto (lo so, sono fortunato), monumenti incredibili, il fascino della Piazza Rossa, del Cremlino, della Chiesa di San Basile, del fiume Mokba e del Gorky Park, e io che camminavo cantando la canzone degli scorpions, e tirava un venticello che sapeva proprio di “change”.
Vi giuro, Mosca è un posto da vedere. Totalmente diverso da qualsiasi altra cosa.
I follow the Mockba, down to Gorky Park, listening to the wind of change…

simone_mosca

simone_mosca