Due chiacchiere con Simone

09-07-2008

Ero al Girls Geek Dinner a Milano, e il buon Luca Sartoni mi ha intervistato… Che ne dite? :-)

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13 Responses to “Due chiacchiere con Simone”


  1. Che parli sempre di piu’ di te stesso…

  2. Vincenzo Says:

    Ciao,
    ne ho parlato anche sul mio blog. Una bella intervista, si vede che sei orgoglioso dei risultati raggiunti :)
    Pero’ alla fine non hai spiegato bene il tuo ruolo in Amazon.com , se uno non ha letto i tuoi post non capisce :)

  3. Lore Says:

    Gran bella intervista. Il messaggio passa perfettamente. Complimenti!

  4. mfp Says:

    Che stanco della disgrazia che ti aspettava qui in Italia hai accettato compromessi discutibili, che ti sei mosso bene, che te lo meriti, che sei stato fortunato, e … che forse faresti bene a congelare questo blog come dicevi qualche tempo fa.

  5. ubuntista Says:

    compromessi discutibili? Ovvero?

  6. gian Says:

    Ciao, visto che si parla di compromessi, e dato che stimo molto la tua condizione attuale, vorrei farti una domanda:
    tolti i rapporti con la famiglia e gli amici più cari (quelli rimangono in ottima salute qualsiasi cosa si combini nella vita), come hai impostato la relazione con la tua donna affinchè tutto continui a funzionare?
    Sarei davvero curioso di una tua risposta, grazie e continua così!

  7. mfp Says:

    Discutibili nel senso che c’e’ da parlarne; non volevo dare nessuna accezione morale al termine.

    Ad esempio: da ingegnere a evangelist… come ci si sente? Sono due impieghi radicalmente diversi. Uno realizza cose, l’altro divulga informazioni sui prodotti (che potremmo definire una forma organica di marketing). Io conosco tanti amici tecnici… qualcuno ammette “s’ha da paga’ le bollette, quindi cinico a bestia sul lavoro, sociale al 100% fuori”; e’ gente che lavora per una multinazionale ma poi manifesta insofferenza per la globalizzazione; però distinguono. L’evangelist e’ una figura un po’ contraddittoria; le due cose si mescolano pericolosamente… con il rischio cioè di non riuscire più a distinguere le due cose. E infatti da due anni ho avviato una collezione di libri di gente che parla di openness… di democrazia digitale… di umanesimo digitale… di libertà digitale… ma che fa dipendere tutto ciò dall’ignoto algoritmo di ricerca di Google e dagli strumenti statistici impiegati privatamente sui metadati che la gente riversa dentro i social network.
    Con una battuta: il venditore quando si presenta in ufficio il 13 agosto ti fa “Mi devi scusare che sono vestito un po’ casual [ndr.: camicia con maniche rivoltate invece di completo e cravatta], ma sai, ad agosto…”; l’evangelist e’ sempre vestito casual…

    (ripeto: e’ una battuta; so bene che la giacca e cravatta nell’ICT – per lo meno i tecnici – si usa solo in Italia e in Giappone… leggi tra le righe)

  8. Matteo Says:

    intervista?!?!? e dove sono le domande? ;)

  9. ubuntista Says:

    mfp: capisco… in realtà, è un tipo di lavoro che in questo momento preferisco, rispetto al tecnico al 100%.
    Negli ultimi anni ho accusato una certa insofferenza personale per le cose “puramente” tecniche, e il poter avere molte interazioni sociali PER LAVORO è una cosa che sto apprezzando tantissimo.
    Cmq, l’evangelist è a metà tra il marketing e il tecnico, con sfumature di “università” date dalle frequenti conferenze e presentazioni; la cosa, ripeto, non mi dispiace.

  10. mfp Says:

    Ma quello e’ OVVIO Simo’! Anche io ho sempre preferito di gran lunga insegnare e andare in giro per eventi, allo sbattermi davanti ad un monitor fino a vederci dentro i quadri di Andy Warhol… ma non mi riferisco alla percezione che ne trai tu (“vi assicuro che ci si sente meglio”… grazie al caz..), ma a quello che produci nell’ambiente.
    Quando ti incontro ad un evento e mi sorridi che devo pensare? Che ti sto simpatico e sei sinceramente interessato alle due chiacchiere che stiamo facendo, o che stai solo facendo il tuo lavoro?
    E a me non importa molto… gli evangelist me li mangio a colazione indipendentemente da quanto Splendor si siano spalmati sui denti… mi chiedo però per quanto tempo si potrà reggere tanta fuffa. Visto che un altro tecnico e’ passato dal produrre al chiacchierare…

  11. ubuntista Says:

    mfp: dipende. E’ presto per parlare di me nello specifico, ma ci sono evangelist che danno valore alle proprie parole, e che a volte hanno competenze forti e solide.
    O forse stai pensando agli evangelist di una ditta in particolare, che inizia per… M… ? :-)

  12. mfp Says:

    Mi hai mai letto/sentito dire il contrario? Non ho neanche interesse a sapere se quelli eventualmente impreparati/fanfaroni sono solo “bad apples” isolate o qualcuno di più. Perchè, ripeto, non ci vedo nulla di male nel fare quel mestiere. Non ce ne vedo in una mignotta; figurati in un evangelist ICT.
    Mi chiedo come ci si senta (impotente, es: tu mi assicuri una privacy sui server amazon su cui non sei responsabile – ci mancherebbe – e non hai neanche lontanamente un mimino di controllo – impossibile – puoi sorridere e sentirti meglio quanto ti pare, e puoi chiedere spiegazioni al capo quanto vuoi, ma de facto rimarrà sempre così vista la complessità dei sistemi quindi… scusa… ma per quanto non dubiti della tua buona fede, mi rimane qualche dubbio sul piano della concretezza) e cosa possa produrre nel tempo a livello macroscopico questo nuovo modo di intendere le vendite (guarda Ratzinger in faccia – Mr. Crimen Solitiationis – e poi vienimi a dire che 4 evangelisti di 2000 anni fa hanno fatto un buon lavoro).

    Guarda questo scontro tra titani: http://www.youtube.com/watch?v=97ES90tD-PM

    Le parole…


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