Ubuntu ha un grosso problema

25-02-2008

Ubuntu ha un problema, un grosso problema.
Sto cominciando a capirlo, in questi giorni, e se ci ragionate bene, ci arrivate anche voi.
E’ un qualcosa che si manifesta in ogni situazione in cui parliamo di informatica.

Ubuntu sta invecchiando.

Amazon sta vendendo web services che forniscono storage e potenza di calcolo.
EMC2 sta per fare altrettanto.
Microsoft ha lanciato Skydrive.
Google ha qualcosa in mano che si chiama Gdrive, e ha milioni di utenti che usano Gmail e Google Apps.
Apple fornisce .Mac, una mezza ciofèca, ma comunque è qualcosa.
VMWare e simili stanno spopolando.
IBM si sta lanciando sulla virtualizzazione.
Sun anche (vedi i recenti acquisti).

I computer spariranno tra qualche anno.
Rimarranno solo in pochi grandi data center, e saranno potenti e costosi.
Sì, forse avranno Ubuntu. Ma a quel punto, un successo del cavolo.

L’idea di Ubuntu, inteso come “computing per esseri umani”, sta per sparire. Tra qualche anno saremo in mano ad una nuova oligarchia dominata da grandi corporation, e tutta la libertà che stiamo inseguendo ci sarà sfuggita di mano, per un soffio.

Vorrei tanto sbagliarmi… o vedere dei segnali di reazione.

Voi cosa ne pensate?

40 Responses to “Ubuntu ha un grosso problema”

  1. Kappe Says:

    penso che in un futuro accadrà che avremo fra le mani solo terminali stupidi e tutto il software e i dati saranno online (come gia succede con l’eee PC della asus) ma questo non cambia nulla, cosa dovrebbe fare Ubuntu? la distro risponde alla esigenze ATTUALI, non quelle futuribili, probabilmente si adatterà al mercato, come ha sempre fatto…

  2. Piplos Says:

    Penso che tu sia uno dei pochi che hanno afferrato al volo il nocciolo della situazione, come me.

    In realtà non è solo Ubuntu, tutta la comunità linux è caduta in un sonno profondo. Basta confrontare 2 categorie di blog: quella che parla sempre di linux e quella che parla della vita personale del blogger.
    Nell’ultimo semestre la prima è andata irrimediabilmente in declino.

    Quindi?
    Lascio a voi capire la risposta a questo interrogativo, io ci sono arrivato da parecchio…

  3. Pietro Says:

    i computer non possono sparire, non possono rimanere soltanto i grandi data center perchè da soli non servirebbero a niente, quindi se anche come dice kappe ci saranno solo terminali stupidi e dati on-line ubuntu sopravviverebbe comunque adattandosi;
    Purtroppo è vero che la comunità linux è addormentata, ma forse e proprio a causa dell’adattamento al mercato, se ci si concentra solo sugli effetti grafici di cosa dovrebbe parlare un blogger? dei colori e dei disegnini?

  4. Federico Says:

    E’ da molti anni che sento parlare del “network computer”: non è mai decollato, e credo mai lo farà. Primo: è vero che tante cose si stanno spostando dal proprio PC ad un server da qualche parte nel mondo, ma la cosa è principalmente dovuta alla raggiungibilità delle stesse informazioni da più dispositivi (pc, telefonini, portatili). Ad esempio la posta tramite GMail (che io comunque non uso), i contatti, i bookmarks, le fotografie, i video. Prima era semplice, con un solo computer non avevi l’imbarazzo della scelta. Ora si rende necessario un sistema che permetta di accedere agli stessi dati da tutti i dispositivi in nostro possesso. E, credeteci o no, collegarsi a internet è più facile che condividere una cartella tra due pc (in windows, ma anche in linux). Secondo: il thick client è ancora fondamentale, e lo sarà per lungo tempo. Impossibile pensare ad un sistema diskless, è già difficile pensarci in ambito casalingo con una gigabit ethernet, pressochè impossibile con le latenze e la banda attuale delle Wan attuali. E non dimentichiamoci che anche i dati crescono, perchè le fotografie verranno scattate con sempre più megapixel, i dvd saranno nell’ordine dei 20-40gb su blu-ray, quindi riducendo i progressi fatti nella banda larga. Non dimentichiamo la grossa fetta dei giochi online: hanno sempre bisogno di un thick client per poter funzionare, così come di hardware di un certo rilievo. Sono giochi, ma muovono tanti soldi.
    La virtualizzazione non capisco bene che gioco possa svolgere con i datacenter: il fatto che spopolino è perchè permettono di svincolare l’os dall’hardware, facendo diventare il pc un dispositivo multios. Siamo di fronte ad un nuovo tipo di multitasking? Probabile. In futuro avremo terminali da cui scaricheremo al volo il nostro snapshot dell’OS preferito da far funzionare tramite qualche virtualizzazione? Riusciremo a far passare l’OS dal pc al telefonino (quasi già fattibile tramite Xen, ad esempio)? Riusciremo a fare finalmente un cluster di pc visibili come unica macchina virtualizzata, rendendo quindi possibili cluster high performance unendo un po’ di desktop e soprattutto senza riscrivere il codice di kernel e userspace (beowulf), a modo di LVM applicato alle cpu? In tutto questo, vedo sempre Ubuntu, i vari Linux, e anche Windows. Gli OS si trasformeranno in strumenti magari differenti “dietro le quinti”, ma un OS rimarrà sempre necessario.

    Che poi ci siano tendenze a creare oligarchie, a tagliare le gambe al FOSS, a chiudere gli standard e bloccare l’interoperabilità, quello è un altro conto e tutti dobbiamo tenere alta la guardia. Ma che il problema derivi dalla “sparizione” dei pc, sostituiti con dei terminali stupidi, mi sembra altamente improbabile.

  5. franganghi Says:

    Interessante considerazione.

    Io penso che in pochi saranno disposti a dare in pasto le proprie info personali a grandi corporazioni (mi viene in mente cyberpunk).

    Penso anche che in particolare sono i soggetti che per lavoro o interessi poco leciti HANNO qualcosa da nascondere, te lo dice un soddisfatto utente gmail.

    Penso anche che finché usciranno giochi per PC, l’utenza “local” non potrà morire.

    Vedremo…

  6. Borgio3 Says:

    Non ci sono attualmente ragioni per temere la scomparsa dei nostri sistemi Linux (quell’altro se sparisce è meglio). I contenuti che vengono diffusi devono essere costruiti con qualcosa che alloggia per forza in un sistema operativo, un interfaccia di utenza ci dovrà pur essere, ergo Linux/Ubuntu sapranno interagire con il nuovo corso, in fondo chi fa innovazione?

    Guardate Ulteo, gOS ed i vari sistemi web-based (di cui non ricordo nemmeno un nome). Canonical saprà fare la sua parte.

    Ciao Ciao :-)

  7. Daniele Says:

    Resisteremo! Lavoro nel ramo informatico e penso che sarà molto difficile che il computer come lo intendiamo noi oggi sparirà. La realtà è che ci sono mondi molto lontani legati all’ informatica, moltissime aziende che agli occhi di molti ( cresciuti a bit e nutella ) sembrerebbero antiquate e preistoriche e che invece sono i pilastri dell’ economia… Difficile che tutto venga risucchiato dal Web 2.0, dai servizi Live, dall’ on-line stroing, dalle applicazioni G based… La realtà è un’ altra, forse ci piacerebbe che succedesse questo, sapremmo di essere al passo con gli sviluppi mondiali. In Italia la ‘resistenza’ sarà forte…

  8. Marcello Says:

    In realtà tutto questo scatena una serie di riflessioni che riguardano appunto temi come: cosa sarà dei nostri dati su internet? della nostre mail di gmail? dei nostri profili su anobii e su lastfm?

    Floss vuol dire trasparenza oltre che innovazione e forse, se davvero stiamo andando verso un mondo che separerà i soggetti dalle proprie identità digitali in questo modo, Ubuntu potrebbe essere proprio la frontiera per garantire ad ogni individuo un uso corretto dei suoi dati.

    Sicuramente qualcosa dovrà cambiare in ogni caso: tutto quello che facciamo DOVRA’ essere in qualche modo tutelato da qualcuno. Dovrà essere protetto e garantito.
    Quindi sono scettico sul fatto che noi non avremo più, banalmente, un nostro hd con tutti i nostri dati.
    Forse li avremo ANCHE su web.. ma vedo molto più realistico uno scenario in cui i Terabyte sono la norma sugli umpc e in cui avviene una continua sincronizzazione dei dati dai servizi di storage (condivisione?) sulla rete .

  9. visik7 Says:

    c’e’ un problema di fondo almeno per l’italia
    l’ultima volta che ho controllato il mio upload segnava 256 kb/sec
    non so il vostro

  10. Erasmus Jam Says:

    > I computer spariranno tra qualche anno

    Sono anni che si sente questo ritornello, intanto i computer sono sempre lì, troneggiano sulle scrivanie o si nascondono in palmari e smartphone. Questo scenario, a mio avviso abbastanza triste, che dipingi, è anche poco realistico, pur non mancando di suggestioni. Vedremo che esito avranno le applicazioni web che hai elencato, ma in ogni caso sono quasi sempre applicazioni o servizi complementari a quelli locali. Tra l’altro il modello di business basato sulla pubblicità contestuale, che sostiene la stragrande maggioranza delle web applications, si sta dimostrando molto fragile. Staremo a vedere…

  11. dT Says:

    non credo che sia del tutto vero, io non darei proprio tutti i miei file in pasto a chissà quale server…

    grazie

  12. Xes Says:

    sapete cosa penso… in fondo Ubuntu sta “popolarizzando” il nostro amato Linux e molta gente si è avvicinata, si avvicina e si avvicinerà al mondo Open Source ciò significa che molti di loro lo faranno in modo consapevole e vedranno la differenza dai sistemi proprietari… sono e saranno davvero padroni del proprio pc, questo per dire.. chi glielo fa fare di tornare in mano alle major???

    Questo è solo il mio pensiero…

  13. Dado Says:

    Per quanto riguarda i pc si potranno evolvere e sparire, ma mai e poi mai saranno fuori di casa mia i dati che mi interessaranno, mi sono armato gia’ di server multiuso e di 2 o 3 pc sempre in rete xche’ devo poter controllare tutto!!!!! come le donne!

  14. Sfinge Says:

    Devo ammettere che il tuo articolo è piuttosto inquietante, se il punto della situazione è la virtualizzazione, soluzioni full web-based, calzerebbe una metafora con il denaro “virtuale” che ha soppiantato i liquidi nelle grandi operazioni finanziarie. A mio avviso Ubuntu, contando su una vastissima ed attivissima comunità dovrebbe fare un grande salto quantico, investendo ora e abbondantemente su soluzioni innovative, quindi su software originale, implementando potenti strumenti che ne migliorino la qualità, la produttività non solo in ambito home, e staccare il cordone ombelicale definitivamente da debian, per proseguire nella sua scalata. Le premesse (per quanto mi riguarda) c’erano tutte, ma non so se sentirmi ottimista ora, a mio avviso la release 7.10 è stata un grande disastro. Fossi in Mr Shuttlewrth dividerei ubuntu in due trunks, uno commerciale per il settore business in cui investirei pesantemente, procurandomi accordi commerciali e migliorando l’ambiente server in modo che giri su piattaforme “nobili” e si propronga come alternativa a red hat, anzi superi red hat come qualità, da questo nascerebbe un mercato notevole, accordi commerciali etc, l’altro trunk, il lato home, con maggior supporto agli utenti finali, rilascio di release qualitativamente migliori. si avrebbero così le basi per l’implementazione di caratteristiche nuove, anche in questo ambiente conta molto la ricerca pura e non credo che bullet-proof-X sia quello che un utente si aspetta, o un firewall di base, e nemmeno accordi trasversali con società partner per fornire parallels. Il grande salto consiste nel plasmare software made for Ubuntu e non nell’implementare soluzioni altrui. Se Ubuntu vuole essere testa di ponte del settore questo dovrebbe fare a mio avviso.

  15. LuNa Says:

    beh, simone :-) hai dato uno sguardo al futuro, ma io non sarei così tragico, nel senso che quello che descrivi succederà sicuramente, ma da qui ad arrivare ad un life style alla “blade runner” ce ne deve ancora passare di acqua sotto i ponti :-) Io lo vedo tra moooolto tempo.
    Magari mi sbaglio chissà :D

  16. motumboe Says:

    E’ inutile tentare di opporsi, non possiamo cambiare il mondo.
    I for one, welcome our new datacenter overlords.

  17. Stackx Says:

    Caro Simone, secondo me non é così semplice prevedere il futuro. Certo questa tendenza che hai ben descritto potrebbe lasciare presagire qualcosa in quel senso, ma se mi posso permettere, i cambiamenti, quelli profondi, a livello globale, si misurano in anni e anni, e nel frattempo tutto si evolve, si adatta e si rinnova. Chi meglio della comunità GNU/Linux (e quindi anche Ubuntu) è meglio preparata a cogliere cambiamenti di così grande portata? Il futuro informatico e il futuro di linux non mi spaventano. Ben altre cose mi danno pensiero…

  18. Fanky Says:

    Prima cosa: con riferimento a quanto dice Piplos: “basta confrontare 2 categorie di blog: quella che parla sempre di linux e quella che parla della vita personale del blogger”.
    I blog sono fatti per parlare di tutto, il fatto che c’era (e forse c’è tuttora) una relativa prevalenza di blog che parlano di Linux tra i top poteva far piacere, ma era sicuramente un’anomalia.
    Non interpreterei questa “discesa nella classifica” come un sonno della comunità Linux ma come una crescita dello strumento blog.
    Per quanto riguarda la delocalizzazione dell’elaborazione e dell’archiviazione dei dati staremo a vedere, non lo vedo come un’approdo così scontato anche perchè è una buona soluzione in alcuni casi ed in alcuni ambiti, ma in altri non lo è.
    Credo che arriveremo ad un sistema misto, in ogni caso Linux e Ubuntu secondo me sono pronti alla sfida, come è dimostrato dall’eeepc e dagli obiettivi di sviluppo di Ibex per quanto riguarda la connettività.

  19. Peppiniello Says:

    @ Piplos :: Linux sta scomparendo? :D

  20. ubuntista Says:

    Parliamo di uno scenario tra dieci anni, quando la banda disponibile sarà nell’ordine di diversi Megabit al secondo con dispositivi mobili.

  21. drake762001 Says:

    Non sono sicuro che i pc spariranno, ma sono certo che l’oligarchia si sta affermando, in particolare, tra i nomi che hai citato, mi preoccupa google. Ormai ha in mano tonnellate di dati degli utenti, dalle mail a tutti i servizi evoluti che offre. Finora Google si e’ comportato in modo corretto con gli utenti, ma chi gli vietera’ un domani di diventare un monopolista? Io sono convinto che e’ compito degli utenti cercare soluzioni alternative e non gettarsi sui grandi solo perche’ lo fanno tutti. Se ti serve una casella di posta, non c’e’ solo gmail, se vuoi un motore di ricerca del desktop non c’e’ solo google desktop ecc., se devi fare una ricerca, bhe’ li google la fa da padrone ma si puo’ provare a cercare qualche motore di ricerca alternativo. Non mettiamo il nostro futuro nelle mani di pochi.

  22. ultimategrayfox Says:

    ma devi anche fare delle considerazione di mera qualità, con libero o altri gestori di posta thunderbird non ne voleva sapere di funzionare, con gmail va liscio come l’olio.
    Inoltre si può usare anche google reader, non so voi ma avere i miei feed sempre disponibili è una manna.
    Gli ideali sono una bella cosa ma non devono portare all’ottusità, specie su un pericolo per ora ipotetico, se poi qualcuno mi sviluppa delle alternative ugualmente funzionali, come beeseek tanto per citarne una possibile, sarò ben lieto di dargli una possibilità

    my two cents ^^

  23. BackInTime Says:

    Posso solo dire che sono pienamente d’accordo

  24. zeropuntodue Says:

    Non ho capito se spariranno i coputer come farà la gente ad accedere ai grandi data center?
    I sistemi operativi online avranno bisogno di un qualche terminale. Non credo che a questi sistemi operativi si potrà accedere da bios, ci saranno dei protocolli, e dei linguaggi. Ci vorrà un sistema operativo minimo per accedere al sistema operativo online.
    E non sarà comunque in un futuro prossimo. Di sicuro.

  25. slystone Says:

    finché la mia linea uploada a 30KB/s non c’è pericolo che metta tutto online… ;P

  26. Gianluca Says:

    Ubuntu non è che valga un gran ché. Fa solo tanta polvere.
    I veri sistemi server sono altro, come Solaris.
    Ubuntu non è che valga un gran ché. Fa solo tanto rumore.
    I veri sistemi desktop, laptop e palmtop sono altri, come OS X e Symbian.

    Parliamo di un tizio che ha deciso sfidare il mercato con un prodotto che non riesce ad essere completo fino in fondo, non importa se è gratis.

    Ho provato Ubuntu più volte OVUNQUE (x86, AMD64, PPC) e non mi ha convinto fino in fondo. Sono restato a Debian sul mio server AMD64 (server) e sul muletto AMD Geode (firewall), ho rimesso Mac OS X 10.5 sull’iMac G5 (video editing), OS X 10.4 sull’iBook G4 (lavoro), e ho messo YDL sulla PS3 (macina calcoli sugli algoritmi di disambiguazione che sto raffinando).

    Aggiornate, aggiornate, guardate gli effetti grafici, ecc…

    Poi la wireless non funziona, i servizi e i compilatori sono più lenti e i repositori traballanti.

    Per quello che riguarda i computer non spariranno mai, anzi saranno sempre più presenti e l’integrazione col web è un servizio che non sarà mai al massimo.

    Fra dieci anni la banda disponibile sarà più o meno la stessa. Dove pensi di vivere? Abbiamo altri problemi in Italia e di internet non è che se ne faccia un grande investimento se non si possono spremere i portafogli dei consumatori. Il WiMax doveva liberarci e invece sarà un altro gioco al massacro e costoso per noi poveri gonzi.

    Siamo indietro, con le reti, coi sistemi, coi consumi e con gli stipendi.

    Siamo avanti con la mente ma la gente non ci segue. Scappa in Lussemburgo finché puoi…

  27. Gianluca Says:

    del computer to human being non è che sia tanto interessato il mercato. Guarda Negroponte, SONO MESI che deve dare ste baracche a quei poveri ragazzini, che aspetta?

    METTETEMANOALPORTAFOGLI!

    Shutthleworth dice dice ma poi vuole venderti il supporto.

    Non lo capite che non gliene frega niente a nessuno???

    Volete fare qualcosa per l’Africa e India? Che gliene frega dei computer!!! Dategli cibo, medicine, acqua potabile, fate scuole, ospedali, dategli governo e democrazia veri e vedrete che Ubuntu se lo faranno da soli.

    Non pensiate che Ubuntu che tanto sventolate sia una panacea.

    Volete qualcosa che funziona? Pagatela!!!

  28. gsp Says:

    Io credo, Simone, che il tuo pensiero è giusto in parte.
    Mi spiego meglio, non interessa alla tipologia di ramo cui Ubuntu è rivolto.
    Tu parli di servizi mentre Ubuntu è un sistema operativo, punto. Che per sua natura, cioè sistema operativo GNU/Linux include gli strumenti per interfacciarsi a questi servizi.
    Il problema in tal senso non si pone, casomai la questione è, riuscirà ad inglobarli? Io sono fiducioso.
    Il mondo delle distribuzioni Linux è un collage di servizi, funzioni, programmi, framework, etc. scelti ed assemblati attorno al kernel Linux. Il compito di Canonical, come molte altre è quello di fare le scelte migliori e portare avanti il progetto migliore. Il che ovviamente non significa che può dare origine a qualche nuova infrastruttura.
    Che Ubuntu abbia bisogno di un certo rinnovamento è anche vero ma non certo in quella direzione ma per altri fattori più intrinsechi di un sistema operativo.
    I PC come oggi li conosciamo non spariranno. L’80% di tutti questi nuovi aggeggini tecnologici che saltono fuori vengono venduti per lo più per moda perché all’atto pratico non risultano funzionali e la gente alla fine ritorna all’affidabile PC per fare le cose serie e di tutti i giorni.
    Ripeto, il problema se si deve porre lo si deve porre in altra direzione.

    gp

  29. Alfredo Says:

    Ubuntu è una distribuzione di un sistema operativo Libero, come tale può evolversi a seconda del volere dell’utente. In ogni caso c’è un problema di fondo, non avete calcolato che l’elaborazione non è bene che avvenga server-side. Già il frontside bus è un collo di bottiglia per la capacità elaborativa, figuriamoci una rete.

    La quantità di dati sarebbe molto grande perché destinata a crescere e non penso proprio che si possa riuscire ad ottenere delle prestazioni accettabili in server-side.

    Queste considerazione devono fare i conti con la tecnica. Linux, Debian e Ubuntu vivranno ancora, statene certi.

  30. Gianluca Says:

    GP e Alfredo, questo sì che è parlare..

  31. Fed7 Says:

    scusate … ma la saturazione di banda?

    e poi .. last but not least .. siamo in Italia!!! E quindi quando mai si avrà una infrastruttura di rete tale da poter far passare servizi del genere? Il digital divide dove lo mettiamo?

  32. Giovanni Says:

    Ciao, io penso che i computer diventeranno sempre piu portatili e saranno con noi. In futuro le memorie ssd saranno più capienti e conterranno tutti i nostri dati. Nessuno salverà mai tutte le sue foto online!!
    Sicuramente l’uso di un sistema libero garantisce i nostri dati e questo potrà fare ubuntu.
    Nel frattempo speriamo che i vari software applicativi spopolino anch etra gli utenti win.

    Ho scritto un articolo, se volete leggerlo:

    http://www.giovannicolangelo.org/it/442028.html

  33. gsp Says:

    @Giovanni:
    è da anni che leggo libri ed articoloni che parlano di PC sempre più portabili e via dicendo ma ancora non vedo nulla di tutto questo se non per pura moda o *complemento* per i professionisti al normale PC comunemente conosciuto ed apprezzato.
    Il PC subirà modifiche, ci saranno miliardi di aggeggi portatili con potenze di calcolo pari ai PC ma la gente li userà sempre e comunque come un *completamento\estensione* del normale PC desktop o noteboock che sia.
    E per una semplice questione: l’usabilità.
    Questi dispositivi potranno avere la miglior tecnologia touchscreen o chi per lui ma non saranno mai usabili come una tastiera, mouse e monitor sulla propria scrivania…a migliorare e progredire al massimo saranno quest’ultimi con funzionalità più avanzate.

    Prendi il WiFi…inizialmente si diceva che avrebbe rimpiazzato la telecomunicazione via cavo…invece no, si è ritornati pesantemente sulla comunicazione via cavo e si usa la tecnologia wireless o l’etere in generale come estensione o completamento di questa.

    gp

  34. markpersy Says:

    La mia lavatrice usa Ubuntu lol

  35. bLax Says:

    mah io non sarei cosi disfattista…alla fine molta gente usa il computer come suite d’ufficio, niente più, che vanno ad incasinarsi via internet per TUTTO poi tenedo conto di come ce la giriamo in italia, siamo a posto.

    -OT-
    @gianluca…sono ragionamenti del cazz* per quanto rigurda l’africa!!non vorrei dirtelo ma se gli mandiamo soldi cibo e medicine non cambierà un cavolo laggiù domani saranno di nuovo senza cibo soldi e medicine….mai pensato a questo?è il sapere, la conoscenza e la cultura di un popolo a renderlo forte e bisognoso di democrazia, nn certo i container ONU con 4 tonnellate di latte in polvere!!!

  36. Peppermint Says:

    Saranno passati più di due lustri da quando lessi su una rivista di informatica che lo stesso Bill prefigurava una società dove i programmi risiedevano presso un centro e tutti coloro che ne avessero avuto bisogno avrebbero utilizzato un semplice terminale da casa per fare le stesse cose che si fanno con un PC. Del resto già adesso molti usano salvare foto, dati eccetera su spazi messi a disposizione… (agratis per il momento…)
    Altro che Grande Fratello!…Orwell era un ottimista.

  37. qualio Says:

    …se ubuntu muore, muoiono anche windows vista, e leopard, e tutti i cugini vicini e lontani…

    Oppure si evolveranno. Il futuro dei pc è nella portabilità e nella connettività mobile, e l’open non è destinato a morire.

    Gphone e android utilizzeranno software open, e quindi perchè non possiamo immaginare uno sviluppo di ubuntu in questa direzione?

    Mi rendo conto che ubuntu non ha alle spalle un team in grado di reggere la velocità dello sviluppo dell’hardware ai giorni nostri, e può essere che si dovrà ripartire da zero… ma windows aveva già il puntatore del mouse quando linux voleva dire “debian e shell”, quindi vale la pena continuare a crederci, e aspettare di vedere cosa ci aspetta il futuro, ormai molto molto prossimo.

  38. wladipedia Says:

    per me nel futuro sarà come adesso, solo che ci saranno piu dati e piu pc che fanno tutto.


  39. […] mi sono imbattuto in questo post e devo dire che è un ottimo punto di […]


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