Una formula per il successo?

12-11-2007

Would you like me to give you a formula for success?
It’s quite simple, really.
Double your rate of failure.

THOMAS J. WATSON, founder of IBM

(vuoi che ti dia una formula per il successo?
E’ piuttosto semplice, davvero.
Raddoppia le tue probabilità di fallimento.
)

Come dire: chi non risica non rosica.

Non so cosa avrebbe detto Thomas Watson in Italia, dato che (in base alla mia esperienza lavorativa):
– l’economia non ha nulla a che vedere con quella americana;
– le tasse sono più alte;
– la burocrazia ruba tempo prezioso a chi invece vorrebbe lavorare e guadagnare;
– i dipendenti costano di più e sono difficili da licenziare in caso di scarsa produttività;
– se un cliente non ti paga, aspetti in media circa 5 anni, anticipando le spese dell’avvocato, sperando che alla fine il giudice ti dia ragione e soprattutto che il cliente insolvente non sia nel frattempo fallito.

Ecco, a queste condizioni, le persone che puntano al successo devono essere più pazze del solito.

Probabilmente io sarò annoverato presto tra i pazzi. Chissà.
Con probabilità ancora minori, tra quelli che hanno successo.

8 Responses to “Una formula per il successo?”

  1. Aladark Says:

    Virgilio disse: Il successo produce successo, chi può, può perché tutti credono che possa.
    Io credo che puoi…

  2. Latox Says:

    Beh anche io ho un lavoro in proprio e devo dire che è veramente difficile. Quello che però non mi va a genio è che in Italia se si un padrone sei visto per forza male. Non sei visto come uno che da da mangiare a delle famiglie ma bensì come uno che ruba senza scrupoli.
    Molti miei amici pensano che io i soldini (pochi visto che ho i debiti) li abbia gratis e non pensano che lavoro 12 ore al giorno…

  3. Aladark Says:

    @Latox: pienamente d’accordo

  4. ubuntista Says:

    Aladark: grazie!!! Ce ne fossero come te :-)

  5. HsC Says:

    @ Latox
    Il discorso che fai è ragionevole, però mi sento in dovere farti notare due tuoi passaggi, che dimostrano un atteggiamento molto italiano:

    Quello che però non mi va a genio è che in Italia se si un padrone sei visto per forza male
    Usi il termine padrone. Operare nell’economica attuale con schemi concettuali padrone-classe operaia mi pare un po’

    Non sei visto come uno che da da mangiare a delle famiglie ma bensì come uno che ruba senza scrupoli.
    Come puoi pensare di dare da mangiare ad altri? Non credi che un lavoratore non si guadagni quello che riceve? Immagina il discorso a parti invertite: i lavoratori ti danno da mangiare. Senza il lavoro le attività economiche cosa sarebbero?

    Concordo con quanto detto nel post, in Italia siamo ancora molto lontani da una mentalità al passo coi tempi e con altre realtà.

  6. iniquo Says:

    Questa visione dell’imprenditore che “dà da mangiare” ai lavoratori subordinati è parecchio miope e decisamente paternalistica.
    L’Ottocento è finito da un po’…


  7. Avrebbe detto di cercare delle potentissime raccomandazioni. Di raddoppiare le conoscenze importanti, e a club per lo scambio di favori. Di raddoppiare i bilanci truccati, di raddioppare il nero, di creare una serie di società in paradisi fiscali (meglio se doppie), di ingannare, eludere, taroccare, naturalmente al cubo. Se puoi tarocca anche le partite di calcio, se ti beccano scrivi un libro dove dici che hai sempre avuto la vocazione alla santità. Diventerà un best seller. E’ vero queste cose succedono in tutto il mondo, ma qui di più.

  8. Chris Says:

    le persone ragionevoli cercano d adattarsi al mondo che li circonda…le persone irragionevoli cercano di adattare il mondo che li circonda a loro stessi…quasi tutti i progressi che la civilta’ umana ha compiuto sono dovuti agli uomini cosiddetti irraggionevoli…nn ricordo chi la detta …forse George Bernard Shaw


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