26 febbraio

17-08-2007

Era il 26 febbraio, e qualcuno scriveva in un suo blog personale queste righe:


Oggi vorrei raccontarvi della mia esperienza come docente universitario di informatica, e di come questa esperienza sia finita nella solita maniera “italica”. Spero, con questo, di dare un ulteriore spunto di riflessione ai giovani per la loro carriera professionale o accademica.

Dopo alcuni mesi in California (UC Irvine) per una borsa di studio, ad inizi 2004 sono tornato in Italia perchè avevo vinto un posto come professore a contratto presso l’Università degli Studi di Perugia, al Corso di Informatica. Pensavo che potesse essere l’inizio di una carriera accademica, e quindi ho preso molto seriamente questo impegno.

La paga era piuttosto bassa (ben più bassa dei soliti 4-5 mila euro che un professore a contratto riceve per un corso universitario), non avevo assistenti, dovevo lottare ogni volta per avere qualcuno con me durante le sessioni di esami (che preparavo e correggevo sempre io).

Mancando gli strumenti ufficiali, mi ero attrezzato con un sito web ufficiale del corso, una mailing list, dispense sempre aggiornate e scaricabili in sxw e pdf (che rendevano superfluo l’aquisto di qualsiasi libro), email a cui chiedere chiarificazioni e consigli, un sillabus chiaro per spiegare ogni dettaglio di come studiare, come prepararsi agli esami. A detta degli studenti, il mio era uno dei pochi corsi di informatica (notare bene: informatica) che metteva a disposizione quegli strumenti.
Fortunatamente, nonostante le fatiche, i circa cento studenti del corso mi davano parecchie soddisfazioni, e dimostravano una grande partecipazione.

Per due anni accademici consecutivi ho tenuto questo corso, ottenendo delle ottime valutazioni da parte degli studenti (i famosi questionari che vengono passati agli studenti a fine corso), risultando addirittura il miglior docente nel secondo anno di corso. E’ stata una enorme soddisfazione, per me.
Ammetto candidamente che il mio curriculum accademico, per la materia che insegnavo, era praticamente nullo: tuttavia, con grande impegno e dedizione, sono riuscito a trasmettere tutto ciò che serviva ai miei studenti, tanto che, negli anni a seguire, molti di loro hanno continuato ad usare le mie dispense anche per argomenti di altri corsi, e molti di loro, fin dagli inizi, si sono dimostrati interessati a preparare una tesi di laurea con me.

In qualità di professore a contratto ho anche seguito come correlatore ben 11 tesi, ho partecipato a tutti i consigli di corso tranne uno, ho dato tutte le mie energie per dimostrare ciò che valevo.
Nonostante questo, per vari “magheggi” che non sto qui a spiegare, il mio corso è stato infine affidato ad un altro docente, e tutto il lavoro da me svolto non è stato minimamente riconosciuto, tranne che da pochi stimati che hanno apprezzato, ma non hanno potuto fare molto.
L’unica cosa che ufficialmente risulta, è un vago apprezzamento messo a verbale nel consiglio di corso in cui veniva approvato il nuovo docente. Tutto qui.

Ora la mia situazione professionale è comunque stabile e felice, ma mi dispiace molto non essere riuscito a farmi strada a livello accademico, soprattutto pensando che molti docenti non dedicano le stesse energie e la stessa passione per insegnare ai loro studenti.
Il mondo accademico è tuttora in mano a gruppi di anziani professori che fanno i loro comodi e scelgono non in base ai meriti, ma alle loro personali preferenze, a volte politiche, a volte di altra natura.

A tutti quelli che, una volta laureati, sentono il richiamo della vita accademica, consiglio di valutare bene la strada che si intraprende: se cercate la meritocrazia, se cercate le cose facili, se pensate che basti l’impegno e la passione… ricredetevi.
Cercatevi, piuttosto, il famoso santo in paradiso, soprattutto se avete dei meriti e delle capacità: sarà pure un approccio poco morale e troppo pragmatico, ma è l’unico approccio che funziona, in Italia.

Colgo l’occasione per ringraziare tutti gli studenti, e i pochi docenti, che mi hanno sempre sostenuto, e che hanno apprezzato il mio lavoro in questi due anni accademici.

Quel qualcuno ero io. Mi rattrista vedere che le cose non cambiano, in Italia.
Non vorrei vedere commenti “solidali”, perchè ho già ricevuto solidarietà e simpatia.

Piuttosto: AVETE LA VOSTRA STORIA DA RACCONTARE? Fatelo! Anche qui nei commenti.

22 Responses to “26 febbraio”

  1. Gian Says:

    Un buon posto dove leggere tante cose su queste triste faccende è il sito dell’ADI. Inoltre vi consiglio di andare sul sito rai e guardare Annozero puntato 3 maggio dal titolo Baroni si nasce. E anche la puntata del 26 giugno di W L’Italia.

  2. alfredo Says:

    beh, la mia storia non e’ cosi’ triste. Comunque…
    dopo aver preso una laurea in Ingegneria Informatica presso l’Universita’ di Tor Vergata (Roma), ho fatto un dottorato presso la stessa universita’. Sebbene sia stata una esperienza molto bella e sebbene non abbia un solo rimpianto, devo dire che e’ stata una bella sofferenza. In tre anni di dottorato non ho mai avuto un computer sulla mia scrivania (notare che stiamo parlando di una facolta’ di ingegneria informatica) e mi sono dovuto comprare un laptop con i soldi che mi sono stati regalati per la laurea…
    Immaginate, inoltre, quanto puo’ essere scoraggiante lavorare sodo per preparare un articolo, sottometterlo ad una conferenza e non avere i soldi per andare a presentarlo…
    Ah, aggiungete pure che in questi tre anni ho lavorato in media 10 ore al giorno e spesso anche il sabato e la domenica, mai vacanze d’estate, il tutto per miserissimi 800 euri al mese.
    Finito il dottorato mi e’ stata offerta un assegno di ricerca. Apprezzato tantissimo lo sforzo del mio relatore nel farmi questa proposta (purtroppo non e’ colpa sua se l’Italia sta andando a picco), ho deciso di trasferirmi in Tennessee (dove sono tutt’ora) per fare il ricercatore. Non vi sto a fare il paragone perche’ avrei troppe cose da raccontare. In ogni caso, dopo quasi due anni, mi sono un po’ stufato di stare qua considerato anche che i miei affetti sono in Italia. Ma come si fa a tornare in Italia? beh non si puo’; le prospettive di lavoro per un ricercatore sono avvilenti. Ed e’ vero che l’universita’ italiana e’ in mano a degli squali, vecchi professori che non si schiodano dalla sedia manco a pagarli oro e che gestiscono i fondi in base a strani meccanismi basati su conoscenze, favoritismi etc. Mi sono iscritto ad un concorso da ricercatore al CNR; pensate che riusciro’ a beccare il posto? praticamente passo le mie notti a studiare in preparazione del concorso ma magari il posto sara’ gia’ stato assegnato prima di fare l’esame. In ogni caso a Gennaio mi trasferisco a Lione (INRIA) dove, certo, le cose non saranno come in USA ma neanche come in Italia. E portero’ i miei affetti con me.
    Saluti

  3. ubuntista Says:

    alfredo: guarda, non sai come ti capisco.
    Secondo me hai fatto bene a farti questa esperienza in USA, sia per la lingua, sia per una soddisfazione che sicuramente meritavi di avere (anche economica, perchè no?).

    In bocca al lupo :-)

  4. Gian Says:

    Entrambe le testimonianze sono paradigmatiche…io sono sulla via del rientro. Diviso tra la scelta di lasciare l’università e quella di andare all’estero ancora. Non mi pronuncio al momento. Rientro in Italia con un contratto di 2 anni come assegnista di ricerca. La cosa che mi rattrista è pensare che per dover fare il lavoro che a uno piacerebbe fare e per il quale uno sembra essere portato si sia costretti ad andare all’estero…non riesco ad accettarlo.

    Non scrivo una testimonianza più lunga perchè in questo istante sono troppo nel mezzo del gioco per analizzare con distacco la mia storia.

    @Alfredo: almeno tu ci avevi una tua scrivania :-)

    @Ubuntista: grazie per il post (che a suo tempo lessi)

  5. allanon Says:

    che rabbia…

  6. kr0n1x Says:

    come mai ti è venuta in mente oggi questa storia? se posso saperlo! :)

  7. Gianluca Says:

    Simone,

    complimenti per il tuo sito, complimenti per il tuo romanzo nonovvio e per tutto il lavoro che sono sicuro hai svolto con passione, impegno e sacrificio.

    Ti sono molto vicino.

    Da libero professionista mi sono voluto iscrivere all’università a 33 anni suonati e ho visto la situazione dei docenti a contratto. Penosa.

    Lo è altrettanto quella non accademica (come tu ben sai). Lavorare per grandi aziende significa fare parte di un ingranaggio dove la meritocrazia non esiste, dove esiste il baronaggio e dove se non hai una Piva o un contrattino co co co puoi anche schiattare.

    Io sono stato forunato: nonostante non sia poi questo grandissimo esperto ho sempre svolto il mio lavoro di Operaio Informatico da ormai 15 anni. Tutto sommato mi sono tolto le mie piccole soddisfazioni. Ma ora basta. Credo che cambierò mestiere, una volta che avrò finito di pagare tutte le tasse arretrate che mi stanno DIVORANDO.

    Quando vorrai aprire il Bar Ubuntu e ti servirà una persona da mettere dietro il bancone, fammelo sapere.

    Un salutone e un abbraccione simbolico.

    Gianluca

  8. ubuntista Says:

    Grande, l’idea del bar Ubuntu!
    Quasi quasi ci penso… :-)
    Però lo apriamo in Messico, NON in Italia… adoro il sole, il mare e la spiaggia tropicale.

  9. mikko Says:

    in Sudafrica ti farebbe schifo? ;)
    giusto x restare in tema!

  10. ubuntista Says:

    è che adoro lo spagnolo :-)

  11. Bl@ster Says:

    Ebbene, anche io ho la mia piccola storia da raccontare… seppure un pochino diversa, ma in alcuni aspetti simile. Il mio prof. di informatica (frequento il liceo classico), aveva scritto un programma nell’ormai vetusto pascal. Lo andiamo ad inserire, a compilare e, quando lo facciamo partire, non funziona una mazza. A quel punto, dopo mezz’ora di analisi, gli dico: “Prof, ma quà c’è una stringa sbagliata!” E non sbagliata nel senso di errore a digitare, ma nel senso che prevedeva un altro “pezzo” di codice che non era stato messo. A quel punto, ho corretto io il codice, ricompilato, e con la mia modifica andava splendidamente. Il professore mi ha elogiato di fronte a tutta la classe, ha detto che tutti dovevano imparare da me, che io partecipavo attivamente… poi alla fine dell’anno mi ha dato il debito. -.-

  12. ubuntista Says:

    Bl@ster: non ti preoccupare… certe capacità, alla lunga, in qualche modo pagano.

  13. Bl@ster Says:

    @ubuntista: speriamo ;)


  14. Io posso raccontare di una mia amica che studiava medicina a Tor Vergata che è stata costretta dopo mille peripezie a cambiare perchè dopo che un professore o meglio un collaboratore di cattedra l’ha umiliata chiedendole in cambio prestazioni sessuali per passare l’esame e non avendo lei accettato è stata bocciata per due anni di seguito allo stesso esame eper un anno e mezzo ad un esame del suo “compare” di cattedra!Un certo prof. di istologia!!!!!!
    Lui stesso le consiglio di ritirarsi perchè non avrebbe avuto vita facile!
    Non è finita qui per cambiare facoltà di medicina è una via crucis che non finisce mai per la solita burocrazia che vale solo per chi non è figlio di medico e politico…
    La cosa che più mi indigna è che di questi casi è piena l’università italiana ma mai nessuno ha il coraggio di denunciare!
    Anzi anche quando la mia mico provò a farlo con il rettore e con il preside fecero spallucce!!!!

    Che schifo!

  15. sc Says:

    ho l’impressione che sopratutto in Italia non conta la qualità ma il blablabla con le persone giuste.

    la cosa che più che mi da fastidio è l’arroganza con cui i professori italiani sono sicuri di se. stranamente però all’estero di professori italiani sento poco (tranne italo calvino). si parla di più dei professori di cambridge (come dunn), i professori dell nord (svezia, germania, ecc.). peccato. peccato. peccato.

    mi dispiace che non insegni più.


  16. @ sc l’arroganza deriva dal loro, per quanto confinato, potere decisionale.
    E dare un potere,anche se piccolo o limitato, ad una persona in Italia(quanto meno per quello che vedo)significa creare situazioni di forza, di corruzione, di prepotenza…
    Senza esagerare, ci sono professori universitari che sono palesemente frustrati che sono ancora più arroganti degli altri…
    E’ una lobby che prima o poi spero uscirà fuori, con magari una denominazione “professopoli”…

  17. Gianluca Says:

    @sc: Perché non denunciare l’acccaduto ai Carabinieri o anche alla comminssione d’esame? Mi rendo conto che l’effetto sortito potrebbe essere nullo (forse controproducente) ma tanto cos’ha la tua amica da perdere?

    @Simone: Messico, Jamaica, ovunque si parli inglese o spagnolo per me va benissimo…

    Comunque io ho un locale a Bracciano sfitto molto grande cha andrebbe ristrutturato. Volevo mettere su una associazione culturale (de quelle dove se magna e se beve) e spargere un bel pò di linuxbox tutte in rete allegramente… Secondo voi faccio male? Ma mi servono i soldi per ristruttirare… sob… :(


  18. @ gianluca

    Forse ti riferivi a me?
    Se così, beh ha tutto da perdere…
    ti spiego, hai presente qundo provi ad entrare in una comunità e poi provi a denunciare uno di loro?Beh il risultato è che passi per blasfemo, ridicolo , impotente, e nella migliore delle ipotesi di dicono…ci dispiace ma non possiamo fare niente!
    Se poi provi ad andare dai carabinieri loro ti dicono: e le prove dove sono?E caso mai dovessi portare anche le prove …ti lascio immaginare la trafila lunga ed estenuante prima che si riesca a condannare una persona.Avrai sicuramente sentito di quel prof di perugia se non sbaglio, che nonostante gli erano stati scoperti i filmini porno con le sue alunne è stato prosciolto per non aver commesso il fatto di costrizione…

  19. ubuntista Says:

    studentefreelance: GO BIG OR GO HOME! Mi spiego: se vuoi denunciarli, devi farlo CON LE PALLE. Chiama un amico che lavora nei carabinieri o in polizia, fatti dare consigli, e poi agisci… registra con la videocamera, eccetera.
    Chiedi consiglio anche ad un avvocato.
    Solo così sarai efficace.
    Ovviamente, non è scontato che tu voglia fare tutto questo, ma… si vive una volta sola, e una cosa così sarebbe un peccato perderla!


  20. @ ubuntista

    guarda , se fosse successo a me o lei me lo avesse detto in tempo credo che a quest’ora sarei già dietro le sbarre…
    Sono molto più estremo del tuo consiglio nella pratica!

    Non credere però che sia così semplice come credi…ti faccio un esempio…
    Se io ti dovessi dire che se vuoi passare l’esame devi venire a letto con me e te lo dico una sola volta quando tu meno te lo aspetti, come fai a registrare?come fai a provare che lui ti boccia perchè non sei andato a letTo con lui…

    A parte che ormai lei ha risolto dopo 4 anni di trafila e perdita di tempo cambiando città, ma anche volendo fare come dici tu ti assicuro che in quell’Università è tutta una lobby, sono tutti alleati tra di loro…

    L’avvocato, oltretutto di famiglia, lei provò a spiegargli il fatto ma lui pur dispiaciuto le disse che purtroppo in questi casi è difficile poterli incriminare in quanto non si hanno prove sufficienti ed in più rischi di venire etichettata come quella che crea sobbuglio…e in quegli ambienti la voce circola veloce!!!!

    Ti porto nuovamente l’esempio del professore universitario il quale nonostante le denuncie, nonostante i video trovatigli in casa delle sue prestazioni con le alunne nel suo ufficio è stato prosciolto!

    Caro Simone il mondo come lo vorremmo noi sarebbe bello ma in questo mondo l’unica cosa che ti viene da pensare è che bisogna farsi giustizia da soli(pur essendo consapevole di essere in torto dicendo questo)perchè se aspetti la vera giustizia , muori prima che lei arrivi!

    NON VA BENE L’UNIVERSITà ITALIANA(CERTO CON LE DOVUTE DISTINZIONI)PERCHè CI SONO TROPPO BARONI E TROPPI CLIENTELISMIE TROPPI (SCUSANDO IL TERMINE)COGLIONI CHE LA RENDONO MARCIA DALL’INTERNO!
    tORNO A RIPETERE CHE PER VEDERE UN MIGLIORAMENTO BISOGNA CHE SI MUOVA QUALCOSA DALL’INTERNO!

    DI PROFESSORI COME TE CE NE VORREBBERO DI PIù E QUELLI CHE CI SONO GLI TAGLIANO LA ALI…E TU STESSO NE HAI DATO PROVA!

    CIAO!


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