West of Cork

20-04-2009

Mi trovo a Cork, Irlanda. Sapete il significato dell’espressione “West of Cork”? Cork è già considerato il limite del mondo “civile”, quindi “West of Cork” significa selvaggio, ignorante, primitivo.
A spiegarmelo non è stato un irlandese, ma bensì un amico di Napoli, in chat :)
Queste quattro righe servivano a spiegare il titolo, che poi non c’entra una mazza col resto del post eheh :)

Alcuni pensieri sparsi, ma importanti:
1) Ho letto “The armchair economist“, di Steven E. Landsburg, e l’ho trovato OTTIMO. Compratelo e leggetelo. Merita. Visto che qui la connessione per qualche strano motivo è “ballerina”, non ho molto tempo, ma vi dico semplicemente che cambierà radicalmente la vostra percezione di cosa sia l’economia. E vi farà capire tante cose.

2) Sto pensando di rifare il blog, eventualmente spostandolo su www.brunozzi.it. Vorrei tenere WordPress, che è figo… ma non ho molto tempo per rimetterci le mani, fare un design carino, eccetera. Il punto è che se lo rifaccio, lo rifaccio per bene. Mi piacerebbe anche poter finalmente fare post in due lingue, italiano ed inglese, così riprendo a scrivere sul serio…
Voi che ne dite? Quanto costa impostare un bel blog, con un design fico, su wordpress? Oppure, avete consigli migliori?

3) Ho ripreso da qualche giorno a scrivere con molto più entusiasmo (rispetto allo schifo che descrivevo), e mi sento… meglio. Nei miei confronti, e nei vostri. Bello no? :-P

Leggo su Slashdot una interessante considerazione: Google, in realtà, fornisce un servizio molto simile a quello fornito da The Pirate Bay (e ovviamente, fornisce anche molto altro).
Forbes.com parte da qui per analizzare le similitudini, e le implicazioni che il processo a The Pirate Bay può avere per Google. Da leggere.

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Oggi ho finalmente trovato uno spiraglio di tempo per poter scrivere qualcosa di più approfondito sulla “faccenda” Pirate Bay. Ne scrivevo già ieri.
Per i più pigri, o per le migliaia di lettori che hanno iniziato a seguirmi soltanto oggi (scherzo ovviamente), faccio un rapido riassunto della vicenda:

Il 31 gennaio 2008, un pubblico ministero svedese (prosecutor) ha denunciato quattro persone, associate con il sito web “The Pirate Bay”, per “la promozione della violazione di leggi sul copyright da parte di altre persone”. In sostanza, il pubblico ministero sosteneva che Pirate Bay incitava i suoi visitatori a violare leggi sul copyright.
Queste accuse sono state supportate da IFPI, una federazione internazionale dell’industria fonografica.
Il processo è stato seguito con un feed online sempre aggiornato da parte della televisione nazionale Sveriges Television, sottolineandone l’importanza.
Gli accusati erano:
Fredrik Neij, Gottfrid Svartholm, Peter Sunde, che gestivano il sito, e Carl Lundstrom, un imprenditore che aveva venduto dei servizi al sito di Pirate Bay.
Il processo, iniziato il 16 febbraio 2009 a Stoccolma, è terminato venerdì 17 aprile 2009, dichiarando i quattro colpevoli e condannandoli a un anno di prigione e quasi 700.000 euro a testa di multa. I difensori ricorreranno in appello (ovvero, per gli ignoranti come me, cercheranno di ribaltare il giudizio).

Secondo me questo processo rappresenta la decennale “lotta” tra due entità ben specifiche: da una parte le grandi aziende detentrici di diritti di copyright; dall’altra, gli utenti, o più in generale l’umanità e il suo innato desiderio di innovazione e creazione artistica.

Leggo il punto di vista di Luca De Biase nel suo blog, che però in parte mi lascia dubbioso, forse per queste due frasi che mi hanno un po’ sconcertato (il grassetto è mio):
“… Le lobby delle major tentano da molto tempo di allargare il perimetro del copyright, allungandone per esempio la durata, a scapito del pubblico dominio. E’ una reazione alle perdite che subiscono per la pirateria … “
e
“… Internet ha moltiplicato le opportunità culturali delle persone e migliorato la ricchezza dell’ambiente dal punto di vista dell’accessibilità della conoscenza. Ha anche reso più facile infrangere il diritto d’autore …”

Forse è una mia interpretazione, ma mi sembra di capire che Luca si ponga in una posizione neutrale rispetto alla faccenda, come dire: è giusto tutelare il copyright, ed è giusto favorire l’innovazione.
Mi preme però sottolineare, rispetto alle due frasi sopra citate, come sia stato dimostrato (chiedo perdono, non sono riuscito a trovare un link a supporto di questa mia affermazione) come non ci siano state affatto perdite, semmai maggiori guadagni, da quando esiste Internet, per le mayor, alla faccia della maggiore facilità con cui sia possibile infrangere in diritto d’autore. E grazie: il diritto d’autore è diventato ben più restrittivo che in passato, tale facilità non è ascrivibile soltanto alla maggiore facilità di scambio file, o no?

Inoltre, come giustamente sostiene Lawrence (Larry) Lessig (in The Future of Ideas e Free Culture):
1. Il copyright aiuta i creatori a ricevere compensi per il loro lavoro, ma un regime di copyright troppo stretto e/o con una durata troppo lunga, può distruggere l’innovazione, dato che il futuro costruisce sempre sul passato.
2. Una durata del copyright più breve, e meno limitazioni nei lavori derivativi, sono auspicabili.

In sostanza, sono convinto che va certamente tutelato il diritto d’autore, ma non dimenticando che tale diritto d’autore, essendo troppo forte o prolungato nel tempo rispetto a quanto necessario, sta LIMITANDO l’innovazione.

Walt Disney e la sua azienda, per la quale nutro un sentimento non proprio positivo, hanno APPROFITTATO di creazioni artistiche non protette da copyright, e su questo lavoro di ALTRI hanno costruito la propria fortuna, tutelandosi poi nei confronti del resto del mondo, e riuscendo ad estendere la durata del copyright di volta in volta.

E tutto questo non c’entra NIENTE con il MEZZO usato dalle persone per condividere file. E qui discordo con Luca (o con la mia interpretazione del suo pensiero).
Se tale sentenza fosse giusta, dovremmo:
1. Arrestare chi costruisce strade, dato che tali strade sono utilizzate anche da ladri e assassini;
2. Arrestare chi produce coltelli da cucina, dato che sono usati anche per uccidere le persone.
Eccetera.

Io sono assolutamente contrario a questa sentenza. Volete punire chi non rispetta il vostro copyright? Ebbene, andate a caccia di King Kong, e di tutti gli altri utenti che hanno condiviso files protetti da copyright.

Come sempre, potete seguirmi su Dopplr, in ogni caso vi elenco le prossime mete, magari ci scappa l’occasione di incontrarsi dal vivo :)

20 aprile – Cork, Ireland
21 e 22 aprile – Amsterdam
23 e 24 aprile – Atene
27 aprile – Parigi
28 e 29 aprile – Londra
30 aprile – Berlino

Speriamo di incontrarci :)

Twitter

17-04-2009

Conoscete Twitter?
Se ne parla molto in questi giorni nei blog italiani (vedi Massimo, ad esempio), a seguito della notizia del boom degli utenti nel mese di Marzo 2009 (quasi dieci milioni di visitatori unici, secondo TechCrunch). Posso anche azzardare una profezia: ad Aprile 2009, i visitatori unici secondo me supereranno i 22 milioni. Vedremo.

Tra l’altro, Twitter usa Amazon Web Services per alcune cose, come gli Avatar e gli sfondi dei profili.

Io uso Twitter da circa un anno, e il mio primo account si chiamava simone_brunozzi.
Poi ho capito che era un nome troppo lungo, e ho chiesto al proprietario dell’account simon di… darmelo.
Lui, un tipo svedese gentilissimo, mi ha risposto “sure” e sotto la password. Grandioso.

Quindi, da circa cinque mesi, il mio account su Twitter è: SIMON.

(tra l’altro, la cosa simpatica è che quasi tutti credono che io sia stato uno dei primi utenti di Twitter, visto lo username)

Per chi non conosce Twitter:
Twitter ti permette di “cinguettare” (Tweet) 140 caratteri, eventualmente anche dal telefonino; chi ti “segue” (follow) leggerà i tuoi tweet, e potrà risponderti. Tutto qui.

Vi mostro questi due grafici tratti da TwitterCounter; il primo mostra la notevole crescita dei miei “followers” negli ultimi mesi (probabilmente, anche per via del mio lavoro di “Evangelista” di Amazon) :

twitter-counter-1

Il secondo invece mostra un’altra cosa importante:

twitter-counter-2

La cosa secondo me più importante è il Twitter Rank, che mi mostra attualmente in posizione 17mila e rotti (che non è male, ma non è nemmeno niente di speciale).
Piuttosto, sono 24mo nella classifica dei Twittatori italiani. Ecco, questo non è male.

Una importante considerazione: è piuttosto inutile, infatti, guardare la propria “crescita”, se non ci si rende conto di quanto in fretta stiano crescendo gli altri.
Ritengo che, se il proprio “stream” di cinguettii è interessante (inteso come “divulgazione”, ovviamente), la propria posizione rispetto al “mondo” dovrebbe rimanere pressochè costante col passare dei mesi.
Se invece usate Twitter per cose “di nicchia”, non dovrebbe importarvi poi molto di quanti followers avete.
In fondo, non è importante il numero di followers, semmai quanto questi followers realmente vi leggono e INTERAGISCONO con voi.
Sarò curioso di rivedere le mie “posizioni” tra un mesetto.

Ultima cosa: io “twitto” in inglese, per ovvie ragioni lavorative. Credete che i twitterers italiani la trovino una barriera? Sarebbe il caso di avere un account personale separato, magari in italiano, per descrivere cose più personali, come ha fatto ad esempio il buon Luca Conti (pandemia in italiano, LucaConti in inglese)?

Avete considerazioni da fare al riguardo? Che ne pensate?

Oggi l’umanità ha perso qualcosa di importante. Questo verdetto dovrebbe farci pensare.
Hanno condannato i creatori di Pirate Bay (un sito svedese che indicizza file .torrent) ad un anno di carcere e quasi un milione di dollari di multa a testa.

Per carità, non sto dalla parte dei “pirati” veri.
Il problema è che i media mischiano tutto, e ci vogliono far credere che i pirati sono tutti uguali. Non è così.
E’ un argomento delicatissimo e lunghissimo da affrontare, ma per i più “digiuni”, vi lascio tre link per approfondire. Spero di poter ampliare la discussione molto presto.

Nota: questi link sono verso Wikipedia in inglese; nella colonna di sinistra è spesso disponibile la versione in italiano dello stesso articolo (purtroppo, molto spesso meno dettagliata di quella inglese).

The Pirate Bay
(racconta i dettagli )
The Pirate Bay Trial
(racconta il processo; è lungo, ma almeno leggetevi la “King Kong defense”).
Cosa è BitTorrent
(dettagli su questo protocollo di file-sharing)

Ripeto: un triste giorno per l’umanità.

Che “culo”

16-04-2009

Tranquilli, niente volgarità, ma dovevo riportare la frase per intero.
Vi spiego.

Tanto tempo fa (in una galassia lontana lontana) ero collegato su Facebook, e un amico/conoscente di vecchia data mi trova in chat, e mi dice di salutare mio Fratello Marco. Al che, io rispondo che è più probabile che lo incontri lui prima di me, dato che ora vivo in Lussemburgo. E lui chiede, e che ci fai in Lussemburgo?
IO: lavoro qui per una azienda americana.
LUI: CHE CULO.

La “chattata” è poi finita lì, poco dopo.

Continuo a fare quello che stavo facendo (ebbene, lavoravo alle 23 di sera in ufficio da solo, in Lussemburgo), e ad un certo punto quelle due parole mi sono risuonate nel cervello.

Mi sono chiesto: Ma è davvero culo (beh, possiamo usare un sinonimo) fortuna, o è merito? O entrambe le cose?

E’ merito, perchè:
- ho sudato sette camicie per avere questo lavoro con Amazon (qui la storia);
- parlo bene inglese perchè mi esercito ogni giorno, e da dodici anni leggo in inglese, vedo film in inglese, scrivo in inglese;
- ho provato altri colloqui con altre aziende “big”, e questo qui mi è andato bene (gli altri, male);
- ho avuto il coraggio di una scelta inconsueta: dare le dimissioni da dipendente pubblico in una Università Italiana, dopo soli due anni di lavoro (primo caso nella storia di tale Università, beninteso); si, avete capito bene: quel tipo di contratto che ti permette di andare dritto dritto alla pensione senza troppe preoccupazioni.
- ho avuto il coraggio di lasciare famiglia, affetti, amici, e imbarcarmi in una avventura faticosa e rischiosa, all’estero; sapevo che ci sarebbe stato un prezzo da pagare, e questo prezzo lo sto pagando.
- ho superato le difficoltà iniziali e sono riuscito ad ambientarmi, non senza immani fatiche.
- ho insegnato due anni all’Università (dicono con ottimi risultati), e questo mi ha permesso di affinare l’abilità di parlare in pubblico, necessaria per ottenere questo lavoro;
- ho vinto una borsa di studio IMPOSSIBILE (parole del funzionario dell’Università di Trento) che mi ha permesso di studiare in California per sei mesi, anche se… (vedi sotto); questa esperienza ha migliorato il mio inglese, e mi ha aperto la mente.

E’ fortuna, perchè:
- Non sono nato in Bangladesh, Bolivia, o posti del genere, ma in Italia, in una famiglia che si è potuta permettere di darmi una istruzione, del cibo, dei vestiti, e altre cose invece più superflue (grazie Mamma, Papà, e Marco);
- Mio Padre Alessandro, quando avevo dodici e tredici anni, ha pagato per mandarmi a studiare inglese per qualche settimana in Inghilterra, e da lì si sono scatenati una serie di eventi e fatti che mi hanno portato ad amare la lingua inglese (grazie Papà);
- Il mio professore di inglese alle medie, Fucelli, era uno che ti faceva divertire (e col divertimento si scatena la voglia di imparare).
- I miei genitori hanno ospitato diverse volte degli studenti americani (Christine quando avevo undici anni, l’ho poi rivista in California, quindici anni più tardi), il che mi ha aiutato con l’inglese, e mi ha aperto la mente.
- Quando sono stato in California, ho usufruito dell’aiuto economico dei miei genitori… Altrimenti, forse non ci sarei mai andato.

Ecco, credevo di meritare pienamente tutto questo… Ma non posso dimenticare che ci sono anche dei fattori imputabili alla “fortuna”, che hanno reso possibile il tutto.

Voi che ne pensate?
Ci sono esperienze, o fatti simili, che volete condividere nei commenti?

Quanto è importante saper presentare in pubblico? Molto, secondo me.
E’ già la terza volta che qualcuno mi dice “tu che giri il mondo e fai cento presentazioni all’anno, perchè non fai un seminario per spiegarci come fare?”
La mia replica è, non è semplice trovare persone interessate ad investire tempo e/o denaro per imparare cose del genere. Almeno, non in Italia.
Voi che ne pensate? Sarebbe interessante? Se sì, ci sarebbe mercato?

Riprendo questa frase di Steve Jobs (si, quello di Apple), letta sul profilo Facebook di qualcuno che non ha quasi mai letto questo blog, e ora avrebbe ancora meno ragioni per farlo:

Your time is limited, so don’t waste it living someone else’s life. Don’t be trapped by dogma – which is living with the results of other people’s thinking. Don’t let the noise of others’ opinions drown out your own inner voice. And most important, have the courage to follow your heart and intuition. They somehow already know what you truly want to become. Everything else is secondary.” (Steve Jobs)

Bella, e toccante.

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