Che “culo”
16-04-2009
Tranquilli, niente volgarità, ma dovevo riportare la frase per intero.
Vi spiego.
Tanto tempo fa (in una galassia lontana lontana) ero collegato su Facebook, e un amico/conoscente di vecchia data mi trova in chat, e mi dice di salutare mio Fratello Marco. Al che, io rispondo che è più probabile che lo incontri lui prima di me, dato che ora vivo in Lussemburgo. E lui chiede, e che ci fai in Lussemburgo?
IO: lavoro qui per una azienda americana.
LUI: CHE CULO.
La “chattata” è poi finita lì, poco dopo.
Continuo a fare quello che stavo facendo (ebbene, lavoravo alle 23 di sera in ufficio da solo, in Lussemburgo), e ad un certo punto quelle due parole mi sono risuonate nel cervello.
Mi sono chiesto: Ma è davvero culo (beh, possiamo usare un sinonimo) fortuna, o è merito? O entrambe le cose?
E’ merito, perchè:
- ho sudato sette camicie per avere questo lavoro con Amazon (qui la storia);
- parlo bene inglese perchè mi esercito ogni giorno, e da dodici anni leggo in inglese, vedo film in inglese, scrivo in inglese;
- ho provato altri colloqui con altre aziende “big”, e questo qui mi è andato bene (gli altri, male);
- ho avuto il coraggio di una scelta inconsueta: dare le dimissioni da dipendente pubblico in una Università Italiana, dopo soli due anni di lavoro (primo caso nella storia di tale Università, beninteso); si, avete capito bene: quel tipo di contratto che ti permette di andare dritto dritto alla pensione senza troppe preoccupazioni.
- ho avuto il coraggio di lasciare famiglia, affetti, amici, e imbarcarmi in una avventura faticosa e rischiosa, all’estero; sapevo che ci sarebbe stato un prezzo da pagare, e questo prezzo lo sto pagando.
- ho superato le difficoltà iniziali e sono riuscito ad ambientarmi, non senza immani fatiche.
- ho insegnato due anni all’Università (dicono con ottimi risultati), e questo mi ha permesso di affinare l’abilità di parlare in pubblico, necessaria per ottenere questo lavoro;
- ho vinto una borsa di studio IMPOSSIBILE (parole del funzionario dell’Università di Trento) che mi ha permesso di studiare in California per sei mesi, anche se… (vedi sotto); questa esperienza ha migliorato il mio inglese, e mi ha aperto la mente.
E’ fortuna, perchè:
- Non sono nato in Bangladesh, Bolivia, o posti del genere, ma in Italia, in una famiglia che si è potuta permettere di darmi una istruzione, del cibo, dei vestiti, e altre cose invece più superflue (grazie Mamma, Papà, e Marco);
- Mio Padre Alessandro, quando avevo dodici e tredici anni, ha pagato per mandarmi a studiare inglese per qualche settimana in Inghilterra, e da lì si sono scatenati una serie di eventi e fatti che mi hanno portato ad amare la lingua inglese (grazie Papà);
- Il mio professore di inglese alle medie, Fucelli, era uno che ti faceva divertire (e col divertimento si scatena la voglia di imparare).
- I miei genitori hanno ospitato diverse volte degli studenti americani (Christine quando avevo undici anni, l’ho poi rivista in California, quindici anni più tardi), il che mi ha aiutato con l’inglese, e mi ha aperto la mente.
- Quando sono stato in California, ho usufruito dell’aiuto economico dei miei genitori… Altrimenti, forse non ci sarei mai andato.
Ecco, credevo di meritare pienamente tutto questo… Ma non posso dimenticare che ci sono anche dei fattori imputabili alla “fortuna”, che hanno reso possibile il tutto.
Voi che ne pensate?
Ci sono esperienze, o fatti simili, che volete condividere nei commenti?
Presentare in pubblico
16-04-2009
Quanto è importante saper presentare in pubblico? Molto, secondo me.
E’ già la terza volta che qualcuno mi dice “tu che giri il mondo e fai cento presentazioni all’anno, perchè non fai un seminario per spiegarci come fare?”
La mia replica è, non è semplice trovare persone interessate ad investire tempo e/o denaro per imparare cose del genere. Almeno, non in Italia.
Voi che ne pensate? Sarebbe interessante? Se sì, ci sarebbe mercato?