Il problema di Ubuntu?
27-11-2008
Il problema di Ubuntu, e del free software in generale, è che non ci sono gruppi di sviluppatori sufficientemente numerosi e innovativi per poter “guidare” le nuove frontiere della tecnologia.
Succede così che il panorama informatico sia sempre in una mutazione continua, ma il free software resti un passetto indietro rispetto ai “big”.
E questo impedisce al free software, e alla cultura “open” in generale, di affermarsi in tempo.
Sinceramente apprezzo moltissimo gli sforzi, a volte sovrumani, quasi sempre mai riconosciuti dai più, di cui si prodigano i tanti volontari; e apprezzo gli altrettanti sforzi di chi lavora nel free software stipendiato da una qualche azienda. Mi chiedo come potrebbe essere possibile, però, unire questi sforzi e fare vera innovazione.
Il “nemico” storico di Linux, una azienda americana che inizia per M, sta innovando, e investendo miliardi in quello che è il futuro della tecnologia. Tutto tace, tristemente, sul fronte open.
Peccato.
Ne scrivevo, in inglese, oltre due anni fa, quando le innovazioni di oggi non erano sulla bocca di nessuno.
27-11-2008 at 21:06
Il problema non sono gli investimenti… Ma la mentalità delle persone. Quella si’ che puo’ fare la differenza. Non gli investimenti. Il lavoro che fanno le grandi aziende tipo M e’ normale che sia orientato dall’alto verso il basso. Questo proprio perche’ e’ l’unico potere che hanno le grandi aziende. L’opensource invece ha una marcia in piu’… esso puo’ agire dal basso e chiunque puo’ contribuire. Sembrera’ strano ma penso che sia proprio di questo che hanno paura le grandi aziende. Se questa paura spinge in avanti la ricerca da parte delle grandi aziende ben venga. L’importante e’ che non ci scoraggiamo. Tu per primo ;)
27-11-2008 at 21:41
io credo che sia l’open a voler restare volontariamente indietro. spesso ho l’impressione che la community non sia poi tanto favorevole alla diffusione e che si preferisca restare di nicchia.
27-11-2008 at 22:58
Forse in realtà non c’è nessun problema. Forse nell’ambiente del Free Software non si ha come obiettivo quello di stare un passetto avanti. L’utente linux tipo vuole un sistema affidabile, quindi evita Windows, vuole praticità e non crogiolarsi tra ammennicoli grafici, quindi evita Mac OSX. Il problema vero è che si continua a paragonare linux a windows e a osx, sono tre sistemi operativi diversi, con target diversi, con intenzioni diverse. E’ normale che le aziende come M investano i loro capitali per innovare, devono farlo per continuare a vivere. Il mercato muta in continuazione per necessità. Linux non ha bisogno di quel tipo di innovazione aggressiva tipica dei mercati dove giocano Microsoft e Apple. L’innovazione di Linux è nelle sue caratteristiche, troppo tecniche forse per il pubblico casalingo che cerca in Linux le stesse feature dei suoi cugini commerciali. Sbagliato. Non diamo la colpa al Free Software e all’Open Source se siamo un passetto indietro, è un concetto diverso di fare informatica. FS e OS vogliono l’informatica libera e gratuita per tutti, l’opposto le grandi aziende “innovatrici”. E’ questione di scelte. Io voglio un s.o. affidabile e che non mi obblighi ad acquistare hardware sempre più performante ogni sei mesi. Voglio poter essere d’aiuto e collaborare alla pari senza limitazioni di sorta. Voglio l’informatica etica, corretta e onesta. Grazie.
27-11-2008 at 23:17
La principale difficoltà di Ubuntu e del free software in generale è, a mio giudizio, la mancanza di risorse adeguate e paragonabili a quelle di Microsoft e anche della stessa Apple. L’universo “open” non riesce ad attrarre la curiosità e l’attenzione dei produttori di hardware e software che supportano solo marginalmente il mondo del pinguino. Utilizzo sistemi Gnu/Linux da tanti anni, ma più passa il tempo e più mi convinco che Ubuntu e le altre distro saranno sempre sistemi di nicchia. Con tutti i problemi e le limitazioni che ne conseguono. Comunque, il tuo post non è banale. Anzi, è molto interessante e meriterebbe un’analisi approfondita.
27-11-2008 at 23:27
Leggendo i commenti precedenti, mi pare che non sia stato colto ciò che intende dire Simone… ammesso e non concesso che l’abbia colto io, ovviamente! :-)
Credo che Simone non si riferisca tanto (e comunque non solo) ai PC per l’utilizzo Home, ma soprattutto al mercato aziendale, ed in questo campo bisogna riconoscere che Microsoft sta investendo parecchio: Hyper-V, Azure, i servizi Office sul Web, sono prodotti su cui Microsoft sta spingendo molto e su cui, al momento, non pare esserci una risposta decisa da parte del mondo Open Source (sempre che non mi sia perso qualcosa io, non mi posso definire esperto del campo), anche perché queste tecnologie richiedono investimenti decisamente importanti.
Poi Simone ci dirà se la mia “esegesi” del suo post è corretta! :-)
27-11-2008 at 23:47
Lorenzo: :-)
28-11-2008 at 01:17
ma io penso + a multitouch virtualizzazione desktop e quant’altro
c’e’ tanto di quel fermento nell’ultimo anno nello sviluppo desktop come non se ne e’ mai visto
kde4 e’ partito per la tangente e gnome rimane uguale a se stesso.
sono d’accordo con Simone stiamo rimanendo indietro ed e’ anche per questo che domani vado a comprari un apple :(
28-11-2008 at 01:18
ah, dopo 10 anni di uso di linux sia ben chiaro
28-11-2008 at 03:21
Bah.. per quanto riguarda il multitouch sembre che Xorg sia già predisposto. Manca il supporto da parte alle applicazioni! Mentre sul fronte della virtualizzazione, per quel che ne so io siamo ad un buon punto… però mi riferisco principalmente a VirtualBox, VMware, Qemu e simili. Abbiamo sistemi di criptazione in real time già integrati nel kernel… insomma, le basi ci sono, andrebbero solo sfruttate e rese disponibili ad un pubblico di non solo tecnici!
Guardo di buon occhio KDE4 ma per ora tengo il mio Gnome.
28-11-2008 at 09:30
Tutto giusto quello che dite ragazzi. Aggiungerei soltanto un altro elemento fondamentale: la strategia commerciale. Puoi essere anche il più grande innovatore del mondo, ma se non hai una buona strategia per muoverti sul mercato e se la tua offerta non viene percepita dai clienti come solida e di lungo periodo, allora la vedo dura.
28-11-2008 at 10:08
approvo le parole di Lore
oltretutto apple e microsoft (sopratutto la prima) sono bravissimi a impacchettare :) (e non mi riferisco ai pacchetti nei repository :))
28-11-2008 at 11:03
Lorenzo ha detto:
> Hyper-V, Azure, i servizi Office sul Web, sono prodotti
> su cui Microsoft sta spingendo molto e su cui, al momento,
> non pare esserci una risposta decisa da parte del mondo
> Open Source
Mi chiedo le seguenti due o tre cose.
Va bene il modello del bazar, ma, nel mondo di Linux (restringerei a questo il discorso, più che all’OpenSource), chi fa le policy su “dove stiamo andando”?
Possibile risposta: Chi si afferma nel bazaar.
Ok, per me può andare… ma ripeto la domanda: chi è? SuSE? Red Hat? KDE? Ubuntu? …eccetera ?
E poi, ancora: Ubuntu (intesa come collettività, come community) o Mark Shuttleworth?
Per analogia: Internet e il WWW hanno degli organismi che, sia pur seguendo in modo ponderato logiche “dal basso”, indicano una strada da percorrere: non saranno una strutture piramidali (ma invece poi mi pare che lo siano, anche se l’influenza di chi sta in alto è limitata al fatto che può fare solo proposte e non dare ordini), ma una struttura esiste. Fanno “solo” proposte, ma sono le proposte più autorevoli al mondo. Lì, in quelle organizzazioni, risiede non il potere, bensì l’autorevolezza.
Per Linux c’è una qualche struttura di cui fanno parte nomi importanti come quello di Tizio, Caio e Sempronio? Mi pare di no. Ovvero: Tizio, Caio e Sempronio fanno sì parte di una o più organizzazioni che hanno dei rinomati stand nel bazaar, ma non più di questo.
Sono solo domande, niente di più. E poi vorrei dire che mi rendo conto che il discorso su “chi indica (propone) la rotta” è ben altra cosa rispetto a quello sull’innovazione che può nascere benissimo in modo spontaneo, quasi per miracolo, in un garage. Anche se, poi, affinché essa si affermi, servirebbe l’altro discorso di cui sopra, che darebbe energia all’innovazione secondo parametri “capital intensive” e “labour intensive”.
28-11-2008 at 11:18
@Max
Concordo pienamente.
Secondo me quando Canonical inizierà a fare utili(si parlava del 2012, se non sbaglio, ma vado a memoria), potrà permettersi di dedicare un team di qualche sviluppatore a “inventare” qualcosa di sana pianta, fare un po’ di R&D insomma. Finchè non arriva a uno step importante come quello che si è prefissata(fare utili), credo che sarebbe uno spreco lanciare progetti nuovi, quando c’è ancora così tanto da fare con Ubuntu.
Questo, secondo me, vale per Canonical, in generale però le situazioni sono molto diverse. Un venture capitalist comunque non è detto che non debba investire in un progetto Open, no?
Come ha detto Max, la mentalità delle persone fa la differenza, per ora credo(ma è una stima basata su sensazioni, null’altro, potrei sbaglairmi) che la maggior parte degli studenti universitari che butta in piedi progetti/progettini per le tesi e gli esami e fa dei business plan(magari nelle facoltà di economia, dove insomma si fa veramente i conti su “cosa rende e cosa no”) lo faccia senza pensare al free software. Quando l’università penserà(e si convincerà) di poter esportare idee capaci di generare utili(o comunque ricchezza) anche col free software, ne vedremo delle belle!
Fino ad ora, correggetemi se sbaglio, ma l’idea che va per la maggiore è che il free software sia, come ha detto s3ldon, un qualcosa che attira gli “altezzosi del software”, ma gli ultimi anni ci stanno dimostrando che il free software può attirare anche il supermegaricco che vuole creare ricchezza in modo “consapevole”, no? Quindi date tempo al tempo.
E soprattutto non dimenticate che il software open è molto più networkizzato. Se un giorno Ubuntu(sempre per prendere lui come esempio, ma tutti gli altri progetti vanno bene) farà fare tanti soldi ai suoi investitori e magari sfornerà una nuova applicazione per prima(senza che apple, microsoft o google ci abbiano pensato), lo si dovrà anche a debian(da cui è partita), gnome, il mitico Stallman e tutti quelli che direttamente o indirettamente hanno partecipato alla 12.04(facciamo aprile 2012? ahaha)!!!
28-11-2008 at 11:20
sono 4 i punti che a mio avviso creano il “problema”:
- mancanza totale di standard de facto
- mancanza totale di organizzazione
- mancanza totale di un modello di business adeguato
- modello di sviluppo sbagliato
@Simone: “un passetto indietro” ? io invece trovo (pur usandolo) che in certi settori sia 10 anni indietro, ed a volte anche di più.
28-11-2008 at 11:51
Vabbeh lo sai, io sono di parte ma direi che Mark Shuttleworth sta facendo un bel po’ di cose interessanti, concordi?
http://www.markshuttleworth.com/archives/223
http://www.markshuttleworth.com/archives/162
http://www.markshuttleworth.com/archives/151
http://www.markshuttleworth.com/archives/145
28-11-2008 at 12:49
Secondo me manca coesione e unicità di obbiettivi.
Il bello dell’open è che tutti possono collaborare e da un’idea possono partire 1000 progetti. Ma questa è anche una debolezza.
Se si lavorasse tutti allo stesso prodotto, si pensasse tutti a produrre una applicazione che lavori bene e non 10 beta di programmi che fanno la stessa cosa.
Secondo me non ha senso avere 3 4 desktop enviroement (GNOME, KDE ecc…) ne basterebbe uno, che lavori bene e che i programmi siano scritti per lui.
Pensate ai grandi software, anche proprietari, che dettano il mercato nei loro settori (Abobe..) come fanno a fare i porting dei loro prodotti se c’è GNOME KDE XFCE ecc…?!
Non voglio far diventare Ubuntu un prodotto da multi nazionale, ma incanalare tutto l’ottimo lavoro, in un’unica direzione.
28-11-2008 at 14:30
PS: concordo con LuNa
28-11-2008 at 14:31
Ottimi commenti finora… Anche se non sono di certo “ottimistici” :)
28-11-2008 at 14:39
Io propongo di scrivere a Mark S. lanciando le nostre idee e riflessioni.
Magari è un buco nell’acqua, magano no!
28-11-2008 at 15:42
Domanda:
Mi chiedo come potrebbe essere possibile, però, unire questi sforzi e fare vera innovazione.
Risposta:
Considerando l’enorme divario fra il concetto ed etimologia del termine da una parte, e, dall’altra, le varie accezioni/significati/organizzazioni che le sono stati dati nei secoli una buona risposta potrebbe essere: “Università”.
Ed un buon aggettivo potrebbe essere “globale”, raschiato bene e spazzolato per staccargli di dosso il significato inflazionato che ha oggi e ritrovando un po’ dell’antico splendore.
28-11-2008 at 16:01
Matteo: credo che Mark sappia già tutto… ma non è semplice seguire certe innovazioni :)
Marco: bella domanda, e la risposta… forse funzionerebbe.
28-11-2008 at 16:17
Ok allora niente lettera a Mark :p
Per quanto riguarda le Università può funzionare, ma sarebbe un processo produttivo troppo lento. Ci vuole una azineda dietro che dia i tempi e i soldi.
28-11-2008 at 19:40
Quello che alcuni chiamano spin-off.
28-11-2008 at 19:42
Quello che alcuni chiamano spin-off.
29-11-2008 at 16:59
Ciao, se vediamo le statistiche di uso dei tre sistemi operativi torviamo linux con l’1 %, osx con il 7 % e il resto win quasi 90 %. Pero per l’accesso a internet troviamo: safari 8%, firefox 12 – 17 % , ie 75 – 80%.
Questo significa che è piu facile che ci siano utenti open che usano windows di base sul lavoro o a casa, ma usano quando possono software open. Lo stesso vale per openoffice che sta avendo sempre piu utenti, soprattutto su win e su mac (con neooffice).
Io direi che le soluzioni alla diffusione ci siano già, magari basta solo avere voglia e pazienza di dare qualche cd e dvd a tutti i propri conoscenti (come faccio io) usando il progetto
http://www.theopendvd.it/
Ci aspettiamo che cambi la mentalità dei windosiani, proviamo dandogli questo dvd.
Però spero che cambi anche la mentalità dei linuxiani, cercando anche loro di diffondere questo progetto e non catalogare le persone come utenti windows o utendi linux, ma come utenti che se possono usano software open source.
Io uso tutti e tre i sistemi, a seconda della necessità. Al lavoro per il cad si è costretti ad usare autocad fino a quando non ci sarà un’alternativa concreta.
Ai conoscenti che hanno mac ho indicato o installato neooffice e per la maggioranza delle persone è piu che sufficiente.
Su certi programmi siamo avanti, come firefox e openoffice, ma su altri siamo troppo indietro come qcad.
Mancano i programmi di settore che potrebbero sostituire autocad e altri applicativi grossi.
30-11-2008 at 09:56
Quando nel 2001 uscì Windows XP avevo scommesso che nel giro di cinque anni Linux avrebbe raggiunto in diffusione e popolarità Windows. Alla Microsoft non è servito neppure uscire con una nuova versione del sistema operativo per rimanere egemone nel corso di quei cinque anni. Pccato
30-11-2008 at 10:09
Ciao vds Vincenzo! Il tuo commento era in moderation… Concordo con te, Mark sta facendo tantissime cose valide; sarebbe bello se riuscisse a “fare di più” e guidare l’innovazione.
BBruno: infatti.
30-11-2008 at 22:57
Ottimo articolo che leggo volentieri e stimola pensieri, bentornato Simone.
Il mondo open sta dando già molto e per le risorse di cui dispone sta dando delle ottime risposte, ma si dovrà accontentare di seguire e probabilmente dopo una fase di luna di miele che penso stiamo già vivendo, il distacco sarà sempre maggiore, non credo di essere pessimista ma solo realista.
Quanti programmatori dispone M…, hanno già imparato la lezione con I.E. da parte di Firefox , dove la mancanza di antagonisti ha impedito il rinnovo (squadra che vince non si cambia)
il mondo open cercando di migliorarsi e di stare al passo altro non può che stimolare la realizzazione di sempre migliori prodotti da parte dei grandi, e questo non mi sembra poco anzi…
E’ un paio di anni che continuo a leggere: “questo sarà l’anno di Ubuntu …” nonostante gli enormi sforzi visibili, penso non sia competitivo un sistema che funziona ancora da riga di comando che costringe la lettura di wiki per attivare tale funzione o l’installazione di chissà che roba per poter ascoltare un .mp3
discorso un poco diverso invece per le applicazioni multipiattaforma come OpenOffice che hanno già raggiunto una maturità intrinseca e funzionale che “a volte” rendono inutili altre applicazioni,
ma provate a gestire delle immagini in OO in un documento, si, lo si può fare ma ragazzi…, allora ci si accorge che non stiamo più inseguendo, ci siamo proprio fermati.
01-12-2008 at 17:49
Ciao a tutti, Ubuntu e Linux in generale secondo me non sfondano perchè non sono ancora semplici come Windows. Attenzione, io parlo mettendomi dalla parte della massa, cioè dalla parte di chi acquista un pc che poi viene utilizzato come un elettrodomestico.
Non so se sono stato chiaro, ma Ubuntu è di nicchia, non ci si può giocare, ascoltare mp3, vedere film…si, lo so che basta configurarlo, ma la massa (quel 90% che usa windows) lo sa fare? Io dico di no.
Ciao
01-12-2008 at 22:26
Microsoft e Linux sono sistemi, software, ma sono utilizzati in modo diverso, in situazione diverse, per scopi diversi….
Parlando del mondo enterprise, nel pieno del Business, lì si notano le maggiori differenze:
- Microsoft avendo molto capitale, ed essendo tra i leader mondiali di software ed infrastrutture IT, è obbligata a farlo, per continuare a rimanere tale, e per “coprire” i difetti che lo spropositato successo comporta (virus, infrastrutture a volte di stabilità discutibile, prezzi di licenze elevati ecc ecc);
Quindi si vettono tutte le innovazioni, il nuovissimo Windows Server 2008, i vari tool BizTalk, e Sharepoint, passando per i difussimi Exchange e MSSQL (tutti rinnovati e con moltissime novità)
- Linux invece in ambiente enterprise, ha scopi ed usi molto differenti: chi si affida a Linux, vuole un’infrastruttura semplice, affidabile e sicura (e ve lo dice uno che lavora sia con prodotti Microsoft che Linux: quest’ultimo è MOLTO più semplice da gestire e mantenere), tant’è vero che a livello enterprise, non differisce molto a 10 anni fa….
Questo però, a mio avviso, non è un difetto, è solamente una maniera diversa e standard diversi di porsi nel mondo del lavoro
comunque anche se per ora nel mondo dell’informatica, sono i capitali che contano (vedi appunto Mcrosoft), è il principio alla base dell’Open Source il vero punto di forza, che potrebbe davvero diventare la rovina di tutto il mondo “closed” e cioè che tutti possono contribuire, tutti possono creare, tutti possono modificare….
Se si parla in questa concezione, il mondo “closed source” con tutti i suoi capitali ed investimenti nell’innovazione, diventa piccolo piccolo.
Sono comunque il primo a precisare, che senza qualche colosso con capitali a disposizione, la ricerca e l’innovazione potrebbe risultare molto difficoltosa, e quindi la mia conclusione, è che sia l’Open Source, che il sofware a pagamente devono coesistere…