Mark parla di licenze, e stupisce come al solito

10-11-2006

Leggo un nuovo post nel blog di Mark Shuttleworth, e come al solito mi stupisco di quanto questo essere umano sia capace di centrare il punto, di dire cose che, almeno a me, appaiono perfettamente giuste.

Mark ammira Richard Stallman, per il modo in cui ha sempre descritto l’importanza del free software.
Mark è infatti convinto che non l’open source, ma il “free” software sia alla base della grande innovazione a cui abbiamo assistito.

Purtroppo, esistendo molte varianti (BSD, GPL, LGPL, eccetera) di licenza, si genera soltanto una grande confusione, e meno coerenza tra i vari software esistenti.

Cosa può essere fatto, si domanda Mark?

Ispirarsi a Creative Commons, creando un’area centrale che copra tutte le varie combinazioni di licenze possibili, che esisterebbero comunque. Ciò permette di scegliere la propria licenza con chiarezza, e di esporla con chiarezza agli utenti, evitando la “balcanizzazione” (frammentazione) attuale.

OSI (Open Source Initiative) deve decidere se continuare a favorire questa frammentazione, o prendere spunto da Creative Commons per integrare il tutto in una unica soluzione.

Concordo perfettamente con Mark Shuttleworth: anche questo è uno dei grandi nodi da sciogliere per favorire la diffusione di software libero e aperto.

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14 Responses to “Mark parla di licenze, e stupisce come al solito”

  1. giovanni Says:

    Mi sembra un’ottima proposta per risolvere questa frammentazione che anche a me pare proprio controproducente, o meglio, non è la frammentazione in sé il problema, ma la frammentazione “disordinata” che a momenti oppone i sostenitori di una licenza cntro quelli di un’altra… Questo atteggiamento tende ad essere campanilistico, ognuno difende la sua creatura… come fosse l’unica “giusta”!

  2. slystone Says:

    Gratis e’ una parola difficile da gestire.

    Da un lato vedo la grande opera (e manodopera!) gratuita dei programmatori.
    Dall’altra vedo aziende che parlano di borsa, utili, appalti regionali, statali, etc.

    Di che dovrebbe vivere il sw gratuito? Delle magliette, le spilline, le offerte, ma sopratutto della didattica, sentiamo dire.

    Ecco, la didattica: anche tu in passato hai organizzato dei corsi a pagamento nella splendida cornice naturale delle tue terre per insegnare ad usare linux, il software che speri fortementeo resti gratuito e aparto.
    Corsi che per altro facevi pagare abbastanza, da quel che ricordo.

    Ed e’ giustissimo: suonare uno strumento e’ operazione gratuita. Per impararlo, invece, spesso e’ bene affidarsi a qualcuno di esperto e pagarlo per farsi trasmettere nozioni tecniche e consigli derivati da questa sua esperienza.

    Quello che non si capisce e’ perche’ un violino dovrebbe essere gratuito.

    E un sistema operativo e’ piu’ complesso di un violino. Per un violino basta un buon liutaio e parecchie giornate di lavoro, per un buon SO serve la cooperazione di molte persone per parecchio tempo, in piu’ i mezzi, gli host, etc.

    E’ un po’ come se un’azienda costruisse aspirapolveri e poi facesse guadagnare solo i rappresentanti.

    Qualcosa non torna.

  3. Lorenzo Allegrucci Says:

    Sono un po’ perplesso. Ci sono centinaia di licenze open source, è vero, ma a occhio direi che 3/4 (o forse più) del software è rilasciato o GPL/LGPL o simil-BSD. La maggior parte della “frammentazione” deriva dalle simil-BSD tuttavia essendo delle licenze molto “lasche” creano anche pochi problemi di integrazione.
    Non dimentichiamo anche che le licenze CC non sono adatte per essere usate per il software (è nelle FAQ).
    Credo che i tempi non siano ancora maturi.

  4. slystone Says:

    specifico: linux deve restare gratuito, e’ il sw in generale che non capisco perche’ lo debba diventare.

  5. slystone Says:

    riguardo invece a linux questa sintesi qui mi va benissimo:

    E’ un modo di produzione non capitalistico, che non attribuisce valore al lavoro collettivo, ma aumenta il valore del lavoro individuale, per chi sa fare quel lavoro. Il sistema operativo non è un prodotto finito, ma un bene intermedio e nell’economia di un’azienda che un sistema operativo costi 0 o costi 200 euro è del tutto indifferente. Linux dev’essere ceduto a zero, se si vuole che milioni di persone lavorino a svilupparlo senza altra ricompensa che il loro nome su qualche riga di codice sorgente.


  6. Sly: secondo me è perfetto il business model di Ubuntu: la piattaforma è gratuita, il protocollo aperto e libero; è il servizio che si paga.
    Come dire: le strade sono gratuite, se vuoi un passaggio paga il taxi. Il fatto che le strade siano gratuite, ti permette di scegliere un altro taxi (o un altro autista della stessa macchina) se il primo non ti ha soddisfatto.

    Giusto? Che ne pensi?

    Simone

  7. slystone Says:

    Io sono ignorantissimi di economia, ma credo che quello che linux rappresenta e’ qualcosa di straordinario, nel vero senso della parola: qualcosa di fuori dall’ordinario. E sono anche felice che sia nata in informatica una cosa del genere, a dimostrazione che la tecnica accompagnata da una buona dose di buona volontà e di intelligenza possono benissimo competere con pesci (squali?) più grossi e più affamati.
    Mi piacerebbe capirne di più di economia, ma il caso linux credo sia davvero un esempio lampante di sano anticapitalismo.

  8. quarion Says:

    C’è da dire che la maggior parte degli sviluppatori da qualcuno sono pagati. e non credo che il servizio di assistenza a pagamento basti a far campare le centinaia di sviluppatori che scrivono codice open source. Secondo me sarebbe giusto far pagare tutto il software che poi verrà utilizzato come mezzo di lavoro da altri.
    es: la mia copia di ubuntu che uso a casa rimane gratuita.
    La copia di ubuntu che uso nel pc a lavoro deve costare un qualche cosa (ovviamente nei limiti del giusto).

    Li vogliamo pur far mangiare questi sviluppatori? :P

    In tutto ciò il software “deve” rimanere open source (che non vuol dire gratis).

  9. slystone Says:

    ma gli sviluppatori contribuiscono e ottengono un ottimo sis op completamente gratuito, e’ questo il guadagno.

  10. quarion Says:

    con un ottimo sis op raramente ci mangi… a meno che tu nn lavori come sis admin… e allora nn hai molto tempo per sviluppare…

  11. slystone Says:

    ma, non ho capito: tu vorresti vivere codando per Debian tipo?

  12. quarion Says:

    io no… non sono un programmatore.

    Perchè, non si potrebbe vivere codando?

  13. slystone Says:

    chiaro, ma non per Debian :)
    fatti pagare per installare Debian da qualche parte se vuoi. Liberissimo di farlo.

    vedi, se tu vuoi farti pagare per codare qualcosa per Debian ti dicono beh, no grazie, ci sono gia’ 10 geek che non vedono l’ora di sbatterci il muso su quel problema. Perche’ dovrebbero pagare uno se c’e’ un altro che lo vuol fare per passione/interesse/etc?

  14. quarion Says:

    perchè magari il mio codice è migliore di quello di altri, e farlo pagare il giusto non mi sembra sbagliato, se questo programma viene utilizzato da altri per guadagnare.

    btw io non mi riferisco a codici tipo compiz, ma ad applicazioni specifiche e più “particolari” come magari dei cad professionali…


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